RICORSO

L’esigenza di limitare le possibilità di errori e di consentirne la correzione la correzione viene soddisfatta nel nostro ordinamento con la predisposizione dei mezzi di impugnativa.

Mezzi “ordinari” sono l’appello, in osservanza del principio del doppio grado di giurisdizione; nonché il ricorso in cassazione.

La Costituzione ha affidato alla legge ordinaria la regolamentazione di tale materia, mentre ha direttamente disposto, con l’articolo 111, l’obbligo di ammettere sempre il ricorso in cassazione.

La Suprema Corte non ha pienezza di riesame di tutti gli aspetti della causa giudicate dagli altri organi giusdicenti, poiché il ricorso ad essa non dà vita ad un grado di giurisdizione, in quanto essa non conosce direttamente del rapporto controverso, ma rivede il giudizio emesso dai giudici del merito solo allo scopo di accertarne la conformità alla legge.

Tuttavia, la separazione fra il giudizio sul fatto della causa, sottratto al controllo della cassazione, e il giudizio sul diritto, costituente l’oggetto specifico del controllo stesso, non impedisce che questo sia esercitato sulla logicità della valutazione del fatto, compiuta dal giudice di merito.

I motivi del ricorso sono indicati tassativamente dagli artt. 360 c.p.c. e 606 c.p.p. e per la sua proposizione è necessario il patrocinio di un avvocato abilitato dinanzi alle magistrature superiore (c.d. “cassazionista”).

Solo per il procedimento penale, ed in taluni casi, è possibile la proposizione dell’imputato (art. 607 c.p.p.).

Mentre è sempre aperto al competente organo del pubblico ministero di proporre ricorso in cassazione, nell’interesse della legge, ai sensi degli artt. 363 c.p.c. e 608 c.p.p.

Per le materie amministrative, invece, ovvero contro le pronunce del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, il ricorso è possibile solo per motivi inerenti la giurisdizione.

Infine, il predetto art. 111 della Costituzione consente il ricorso in cassazione contro tutti i provvedimenti sulla libertà personale emessi dagli organi giurisdizionali, ordinari e speciali: tale statuizione venne introdotta per garantire, appunto, la certezza del diritto obiettivo, promuovendo l’effettiva uniformità nella interpretazione della legge.

 

Notizie tratte da C. Mortati “Istituzioni di Diritto Pubblico”, Tomo II, 9^ed., 1976, CEDAM (pagg. 1273/1274).

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