STORIA

Come risulta dalle testimonianze storiche, diligentemente raccolte da Calamandrei, la Cassazione è nata dal grande travaglio della Rivoluzione francese.

Esisteva già in Francia un organo destinato a custodire e conservare la legge ed era il Conseil des parties, istituito nel 1578 come una sezione speciale del Consiglio del Re, che continuò a funzionare durante la Rivoluzione.

Ma l’Assemblea legislativa rivoluzionaria volle creare qualcosa di assolutamente nuovo, in coerenza con le premesse ideali da cui partiva e che erano state poste dalla grande filosofia del secolo, soprattutto da Rousseau e Montesqieu.

Da questa filosofia, i legislatori avevano derivato l’idea della legge, l’avevano personificata, rendendola onnipotente e autosufficiente, capace cioè di informare la realtà senza intermediazione alcuna.

L’utopia della legge è quella che darà vita all’istituto della Cassazione.

Ciò di cui si aveva bisogno, pertanto, era la custodia della legge e quindi “il custode doveva sorvegliare il potere giudiziario” ed “annullare le sentenze, non giudicare”.

Questa concezione razionale ebbe naturalmente una base positiva nel decreto dell’Assemblea costituente del 1 maggio 1790, ove venne sancito che vi sarebbero stati soltanto due gradi di giurisdizione in materia civile.

Ciò portava ad escludere che la Cassazione potesse essere un giudice di terzo grado.

Fu così che venne stabilito che il Tribunal de Cassation, nel quale si concretò positivamente l’organo ideato con il decreto del 27 novembre 1790, non potesse in nessun caso conoscere du fond des affaires (oggi, si direbbe: merito) e, per indicare l’oggetto della sua competenza venne usata la formula rigida di contravvention au texte de la loi (oggi: legittimità).

L’istituto della Cassazione accolto nel nostro ordinamento è indubbiamente l’erede dell’omonimo istituto creato dalla Rivoluzione francese.

Bisogna però dire che la fedeltà della Cassazione all’utopia della legge si esaurisce qui.

Oggi il ricorso in cassazione è pacificamente una impugnazione come tutte le altre, pur con i suoi inconfondibili e particolari caratteri.

 

Notizie tratte da S. Satta “Diritto Processuale Civile”, 8^ed., 1973, CEDAM (pagg. 401/403).

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