L’iniziativa popolare

Inizio con questo intervento la disamina degli articoli della Legge di Revisione costituzionale, partendo dalle leggi di iniziativa popolare: l’articolo della Costituzione interessato è l’articolo 71; siamo nella Parte Seconda, Titolo Primo, Sezione Seconda della Costituzione, avente ad oggetto “La formazione delle leggi”.

L’articolo 11 della Legge di Revisione  apporta delle modifiche all’articolo 71 della Costituzione.

Diciamo subito che la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, non aveva toccato la materia, ad eccezione (art.15) della sostituzione del I comma dell’articolo 71, che non riguarda il tema di questo scrutinio.

Per ciò che concerne l’articolo 71, l’articolo 11 (in calce) inserisce due nuovi commi integralmente ed apporta delle modifiche al preesistente II comma.

Quel che più interessa qui è proprio quest’ultima modifica.

L’iniziativa popolare, per la formazione delle leggi, si eserciterebbe – secondo la Legge di revisione – mediante la proposta di almeno 150.000 elettori; il testo originale e vigente prevede invece 50.000 elettori; viene quindi triplicato il numero necessario degli elettori per esercitare questo importante diritto costituzionale.

L’Assemblea Costituente approvò questo articolo nella seduta del 14 ottobre 1947, senza grande discussione; circa il II comma, riguardante appunto l’iniziativa popolare, intervenne l’On. Mortati, che si dichiarò favorevole all’istituto, poiché esso “ha lo scopo di frenare e limitare l’arbitrio della maggioranza, perché non è detto che la maggioranza sia espressione sempre della volontà popolare; è quindi opportuno concedere al popolo un mezzo concreto per esprimere efficacemente il proprio orientamento, anche in difformità con l’orientamento governativo” concludendo così “giova rilevare al riguardo che le elezioni si svolgono ogni 5 anni e si presume che lo schieramento che ne risulta rifletta durante questo periodo la volontà espressa nel primo momento; tuttavia non si tratta di una presunzione juris et de iure che non possa essere assoggettata a riprova ed è utile e democratico consentire questa possibilità di controllare il grado di rispondenza tra la politica del Governo e gli orientamenti popolari” (cfr. “La Costituzione della Repubblica Italiana”, a cura di V.Falzone, F.Palermo, F.Cosentino, 1979, Mondadori, pagg. 208 e 209).

Non credo ci siano commenti da fare; come detto al principio di questo blog Perchè questo blog, lo scopo è quello di acquisire maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

“Presumendo lettori che vogliano anche pensare da sé”, perché se solo ci penso, voto No.

 

Art. 11.

(Iniziativa legislativa)

1. All’articolo 71 della Costituzione sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) dopo il primo comma e’ inserito il seguente:
« Il Senato della Repubblica puo’, con deliberazione adottata a
maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei
deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso,
la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il
termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della
Repubblica »;
b) al secondo comma, la parola: « cinquantamila » e’ sostituita
dalla seguente: « centocinquantamila » ed e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: « La discussione e la deliberazione conclusiva
sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei
tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti
parlamentari »;
c) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
« Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla
determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale
stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e
d’indirizzo, nonche’ di altre forme di consultazione, anche delle
formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono
disposte le modalita’ di attuazione ».

P.S.

Dimenticavo, questi legislatori non hanno la statura giuridica dell’Onorevole e Professore Mortati, ma in compenso sono provvisti di una sottile verve ironica; non sarà sfuggito infatti l’esordio del comma successivo [l’ultimo, comma c)]: “Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche …”, questa tecnica, oltre a tradire una certa incultura normativa, denota un sicuro disprezzo delle nostra capacità cognitive, secondo me.

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