Il Bicameralismo (1)

Dal 2016 al 1309

Quarto appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale, che sarà sottoposta al referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 della Costituzione – finalmente lo sappiamo deo gratias – il 4 dicembre prossimo; dopo aver analizzato gli articoli inerenti gli istituti di democrazia diretta [vedi L’iniziativa popolare e Il Referendum] e della Funzione legislativa [vedi La Funzione Legislativa (1)La Funzione Legislativa (2) e La Funzione Legislativa (3) ] restiamo nel Titolo I “Il Parlamento”, passando però alla sezione (I) relativa a “Le Camere”, che inizia con l’articolo 55.

L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 23 settembre, 18 e 24 ottobre 1947; la discussione sull’art. 55 determinò infatti contrasti intanto fra i sostenitori della scelta per la repubblica parlamentare e coloro che preferivano la repubblica presidenziale. La scelta cadde sul sistema di repubblica parlamentare, con alcuni temperamenti; “il tentativo di inserire un elemento del regime presidenziale, con la garanzia di una certa stabilità di vita dell’esecutivo, nel congegno proprio del regime parlamentare (caratterizzato dall’esclusiva derivazione del Governo dal Parlamento) avrebbe potuto far sperare di dar vita ad una stabilità più sostanziale di quella che non si sarebbe avuta col regime presidenziale” (dall’intervento del relatore On. Mortati). Il congegno (temperamento) fu introdotto con la previsione, per il voto di fiducia (art. 94 Costituzione), che il Governo non ha l’obbligo delle dimissioni di fronte ad un voto contrario di una o entrambe le Camere, dipendendo invece dal voto nominale su una mozione motivata di s/fiducia. [Dunque: la questione della stabilità dell’esecutivo è un problema coevo alla Costituzione, i Costituenti lo avevano a cuore, e proposero un “congegno” vigente ancora adesso, ed anche nella futuribile revisione, se è vero che il “congegno” dell’art. 94 revisionante è rimasto inalterato].

La scelta del regime parlamentare impose subito dopo un’altra questione: quella fra il sistema bicamerale e unicamerale; il dibattito, qui, fu ancora più lungo e più vivo il contrasto di opinioni. L’argomento dirimente e fondamentale fu quello esposto dall’ On. Tosatto: “la seconda Camera si costituisce per attuare il principio, ormai generale in tutti i moderni ordinamenti costituzionali, di equilibrio nella organizzazione dello Stato” (cfr., anche per Mortati cit., La Costituzione della Repubblica italiana di Falzone, Palermo, Cosentino, pagg. 175 e 176, 1976) e, pertanto, il criterio della parità fra le due Camere fu dibattuto, accolto e poi condiviso all’unanimità … con buona pace di chi sostiene – oggi, con cattiva propaganda menzognera – che i Costituenti introdussero il bicameralismo senza tanta convinzione, quasi non sapessero quello che stavano facendo e col retro-pensiero che il monocameralismo fosse più bello (mancando, quanto meno, di rispetto nei confronti di coloro che la componevano: le migliori menti politiche e giuridiche del tempo [vedi Costituzione, come nacque ).

Come per gli articoli già esaminati, occorre rilevare come la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, pesantemente, anche di questo aspetto … ci torneremo, come per l’art. 7o [vedi L’articolo 70 dell’altro referendum].

L’articolo 1 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce quasi integralmente l’articolo 55 della Costituzione. Come?

Intanto, sotto l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio e sotto l’aspetto strutturale del diritto, possono valere le stesse osservazioni già proposte con la disamina dell’articolo 70 revisionante, e ad esse pertanto rimandiamo [vedi La Funzione Legislativa (1) e La Funzione Legislativa (2) ]; anche qui l’originario I°comma di 13 parole viene integrato di 5 ulteriori commi ed infatti – in particolare, nel 5° e 6° comma, riguardanti, non a caso, il punto dolens del Senato – sono palesi: A) la farraginosità, l’oscurità e la bruttezza stilistica delle norme,in evidente contrasto con la limpidezza e l’essenzialità della norma originaria; come pure B) la carenza dei caratteri essenziali della norma stessa, generalità ed astrattezza.

Fino al 1309 il Comune di Siena aveva sempre prodotto norme scritte in latino; ma, in quell’anno, si prese una decisione straordinaria per l’Europa medievale “fare scrivere, a le spese del Comune di Siena, uno Statuto del Comune, di nuovo in volgare di buona lettera grossa, bene legibile et bene formata, acciocchè le povere persone et l’altre persone che non sanno grammatica, et li altri che vorranno, possano vedere e copia trarre“(cfr. S.Settis “Costituzione!”, pag. 19, 2016).

Nella disamina dell’articolo 70 revisionante, si era inoltre rilevato un altro aspetto critico, quello meta-strutturale della propaganda, che qui, invece, non sussiste.

Se lì, infatti, si criticava opportunamente la vulgata main stream che tende ad accreditare la tesi del superamento del bicameralismo (circa l’esercizio della funzione legislativa), qui, invece, bisogna dire che la vulgata funziona, perché il bicameralismo cesserebbe effettivamente di esistere (sull’altro versante, della titolarità del rapporto di fiducia con il Governo): da questa angolazione è vero dunque che il “nuovo” art. 55 supererebbe il bicameralismo, poiché il Governo dovrebbe avere la fiducia solo della Camera dei Deputati, e non più del Senato della Repubblica (cfr. art. 94, 1°comma).

Per uscire tuttavia dalle secche della vuota propaganda sul punto e capire su cosa si va a votare, bisogna, credo, superare la dicotomia bicameralismo/monocameralismo, perché non esiste che uno è “buono” e l’altro è “cattivo”, in astratto o in sé e per sé; piuttosto, occorre sforzarsi di comprendere cosa sono  il bicameralismo ed il monocameralismo (sul versante della titolarità del rapporto di fiducia con il Governo) e, soprattutto, cosa essi significano e possano determinare una volta inseriti nell’insieme della architettura costituzionale.

Solo allora, ciascuno di Noi, popolo sovrano, potrà dire: preferisco quello o questo, consapevole che la scelta di uno o l’altro dei due “istituti” non è neutra, ma implica istituzionalmente, e quindi necessariamente, un rapporto diverso tra gli “organi” statali (Governo/Parlamento); giunti a quel punto la scelta della strada da percorrere sarà squisitamente politica.

Da Bologna, se vado verso Modena, sto utilizzando la A1 che necessariamente mi condurrà a Milano; se vado verso Rimini, sto utilizzando la A14 che necessariamente mi condurrà a Taranto.

Il prossimo articolo delineerà pertanto i caratteri istitutivi del bicameralismo e del monocameralismo, non in astratto ma nella architettura organica della Costituzione … per una scelta consapevole e responsabile (nel senso che poi ciascuno se ne deve assumere le responsabilità)!

A1 o A14?

Art. 1. 

                          (Funzioni delle Camere) 
  
   1. L'articolo 55 della Costituzione e' sostituito dal seguente: 
   « Art. 55. - Il Parlamento si compone della Camera dei  deputati  e
 del Senato della Repubblica. 
   Le leggi che stabiliscono le modalita'  di  elezione  delle  Camere
 promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. 
   Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. 
   La Camera dei deputati e' titolare del rapporto di fiducia  con  il
 Governo ed esercita la funzione di indirizzo  politico,  la  funzione
 legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo. 
   Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni  territoriali
 ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti 
   costitutivi della Repubblica. Concorre all'esercizio della funzione
 legislativa  nei  casi  e  secondo  le  modalita'   stabiliti   dalla
 Costituzione, nonche' all'esercizio delle funzioni di raccordo tra lo
 Stato,  gli  altri  enti  costitutivi  della  Repubblica  e  l'Unione
 europea.  Partecipa  alle  decisioni  dirette   alla   formazione   e
 all'attuazione degli atti normativi  e  delle  politiche  dell'Unione
 europea. Valuta le politiche pubbliche e l'attivita' delle  pubbliche
 amministrazioni e  verifica  l'impatto  delle  politiche  dell'Unione
 europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle  nomine  di
 competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e  a  verificare
 l'attuazione delle leggi dello Stato. 
   Il Parlamento si riunisce in seduta comune  dei  membri  delle  due
 Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione ».

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