Il Bicameralismo (2)

Con questo articolo continuiamo la disamina dell’articolo 55 oggetto della Legge di REVISIONE Costituzionale, che sarà sottoposta al referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, il 4 dicembre prossimo; dopo aver verificato che, sul versante della titolarità del rapporto di fiducia con il Governo, il “nuovo” art. 55 supererebbe il bicameralismo, poiché il Governo dovrebbe avere la fiducia solo della Camera dei Deputati e non più del Senato della Repubblica [vedi, anche per il nuovo testo,  Il Bicameralismo (1)], dobbiamo delineare i caratteri istitutivi del bicameralismo e del monocameralismo, non in astratto ma nella architettura organica della Costituzione … per una scelta consapevole e responsabile, come concludevamo nel precedente articolo.

Ricordiamo intanto che siamo sempre nel Titolo I “Il Parlamento”, Sezione I relativa a “Le Camere”, che inizia proprio con l’art. 55 in esame; e che, quando parliamo di bicameralismo del Parlamento, correttezza impone di chiarire se lo stiamo declinando sulla linea essenziale della formazione delle leggi [che troviamo nel suddetto Titolo I, ma nella Sezione II, il “famoso”art. 70] o sulla linea relazionale della fiducia al Governo [che difatti troviamo in altro Titolo, il III “Il Governo”, art. 94 vigente]; qui è quest’ultimo aspetto che interessa e, pertanto, l’analisi verrà allargata anche al predetto art. 94, modificato dall’art. 25 della Legge di REVISIONE Costituzionale, in calce.

I caratteri principali dell’istituto del bicameralismo, con i suoi effetti, vengono così indicati dalla dottrina. A) Il miglioramento tecnico della legislazione; il duplice esame permette infatti di attuare una prova di resistenza nel tempo ed un controllo di merito, e ciò vale sia per il bicameralismo integrale, che in forma attenuata; addirittura quest’ultimo, il bicameralismo imperfetto, si lascerebbe preferire, purché la camera fornita di minori poteri legislativi sia composta di membri qualificati sotto il profilo tecnico e meno vincolati ad interessi politici [argomento ben noto ai Costituenti, anche se “i tentativi fatti allo scopo di predeterminare categorie speciali di eleggibili non ottennero successo“, come chi c’era ricorda (cfr. C.Mortati, Istituzioni di Diritto Pubblico, I, pag. 474, 1975) oltre ad informarci pure che “il problema relativo al modo di comporre la seconda camera è stato quello che ha più a lungo occupato l’Assemblea Costituente, insieme a quello dell’ordinamento regionale” (ibidem)]. B) La garanzia per la solidità dell’ordinamento e per la stabilità dell’indirizzo politico generale; due camere, specialmente se elette con criteri ed in momenti differenti, rappresentano in modo più completo che non una sola assemblea, le forze politiche del paese, mentre il concorso delle due volontà permette di meglio adeguare le norme alle esigenze di evoluzione dell’ordinamento e di attuare funzioni di reciproco impulso e controllo [non a caso i Costituenti avevano voluto differenziare le due assemblee fissando una diversa durata di 5 anni per la Camera e di 6 per il Senato, senonché la L.Cost. n. 2/1963 pareggiò la durata in 5 anni, con ciò codificando una prassi che si era instaurata e che faceva accompagnare allo scioglimento anticipato della Camera quello del Senato – come i meno giovani tra Voi sicuramente ricordano – ma sacrificando, al contempo, il criterio della differenziazione temporale sull’altare, già allora, della stabilità del Governo]. C) Il controllo più attento e puntuale dell’esecutivo; il controllo è infatti massimo quando il bicameralismo è integrale ed il Governo deve godere della fiducia di entrambe le Camere.

A) riguarda il bicameralismo circa la formazione delle leggi e, pertanto, in questa sede lo tralasciamo, poiché stiamo esaminando il bicameralismo sull’altro versante del rapporto fiduciario Parlamento/Governo; B) attiene ad entrambi; ma, soprattutto, C) interessa di più qui, perché riguarda esclusivamente il bicameralismo in ragione del tema della fiducia.

Gli elementi di critica al bicameralismo, ed a favore dell’unicameralismo, sono così indicati in dottrina. D) in generale, il perpetuarsi di parlamenti bicamerali composti da una camera elettiva e da una non elettiva non trova giustificazioni solide negli ordinamenti democratici; poiché, o la volontà della camera non elettiva è conforme a quella della camera elettiva, e allora la camera non elettiva è inutile; o ne dissente, ed allora è nociva, se il sistema rappresentativo si basa sulla volontà popolare. E) in particolare, per ciò che attiene al rapporto di fiducia Parlamento/Governo, al fine della stabilità del governo la soluzione bicamerale è da respingere, in quanto l’esistenza di due centri di controllo aumenta le occasioni di crisi; se poi nelle due camere vi fossero maggioranze opposte, l’attività del governo può diventare impossibile.

D) non ci interessa qui, ma tornerà utile più avanti, quando si parlerà della composizione del Senato della Repubblica; con E) siamo nel cuore della questione che ci interessa ora.

Ai quattro lettori che seguono, non sarà sfuggito che ciò che contraddistingue C) il controllo più attento e puntale dell’esecutivo  è esattamente speculare a quanto assicurato da E) “ la stabilità del Governo “, stando alla dottrina.

In termini tecnico-giuridici la questione è pertanto semplice e si può riassumere così: sul versante della titolarità del rapporto di fiducia col Governo (art. 94), il bicameralismo assicura il controllo più attento e puntale dell’esecutivo da parte del Parlamento, ovvero, in forma mediata, del Popolo, cui appartiene la sovranità (art. 1, signori), laddove, il monocameralismo garantisce una maggiore stabilità del Governo, diminuendo il controllo del Parlamento.

Due Camere, più forza al controllo del Parlamento; una Camera, più forza alla stabilità del Governo. Come detto, non esiste quindi una formula magica che permetta di dire giuridicamente è meglio uno o l’altro, in sé e per sé ed in assoluto [chi la mette così è intellettualmente disonesto]; il diritto ci dice semplicemente ma concretamente: se c’è A, allora ci sarà B; se S, allora ci sarà T. Poi, tocca a Noi decidere se A (BICAMERALISMO) o S (MONOCAMERALISMO), consapevoli che all’uno discende doverosamente B (controllo), all’altro T (stabilità).

A quel punto la scelta sarà solo politica, tenendo presente però che stiamo comparando istituti non omogenei tra loro: il controllo riguarda il Parlamento, la stabilità il Governo [anche per ciò è impossibile logicamente dire è meglio A o S].

Storicamente, la Sinistra ha avuto sempre più a cuore il controllo del Parlamento sul Governo, per uno sviluppo democratico, in quanto il Parlamento è (o dovrebbe essere) espressione della Sovranità Popolare; la Destra è sempre stata più incline a favorire il Governo sul Parlamento, sottraendo prerogative a questo e dando più forza a quello, su di un piano inclinato che vede al capolinea la dittatura (perché con un uomo solo al comando, signori, è indubbio che risolveremmo tutti i problemi di stabilità, forza ed autorità dell’esecutivo).

Coloro che si dichiarano di sinistra e che magari hanno dietro le spalle, mentre leggono questo articolo, ancora la foto del “Che” – di cui oggi ricordiamo purtroppo l’assassinio –  è bene, credo, che riflettano su questa elementare questione.

Ma al di là delle categorie politiche sinistra/destra (che molti ritengono superate) ed accertato che la legge di revisione sottoposta a referendum costituzionale rafforza il Governo ed indebolisce il Parlamento, l’analisi non potrà considerarsi esaurita  e non potremo avere un giudizio chiaro, finché non cercheremo di capire a cosa mira il rafforzamento del Governo, quali siano i suoi scopi …..

Art. 25.
(Fiducia al Governo)

1. All’articolo 94 della Costituzione sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al primo comma, le parole: « delle due Camere » sono sostituite
dalle seguenti: « della Camera dei deputati »;
b) al secondo comma, le parole: « Ciascuna Camera accorda o revoca
la fiducia » sono sostituite dalle seguenti: « La fiducia e’
accordata o revocata »;
c) al terzo comma, le parole: « alle Camere » sono sostituite dalle
seguenti: « innanzi alla Camera dei deputati »;
d) al quarto comma, le parole: « di una o d’entrambe le Camere »
sono sostituite dalle seguenti: « della Camera dei deputati »;
e) al quinto comma, dopo la parola: « Camera » sono inserite le
seguenti: « dei deputati ».

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