Il Bicameralismo (3)

Concludiamo con questo terzo articolo la disamina degli articoli 55 e 94 che la Legge di REVISIONE Costituzionale, sottoposta al referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 della Costituzione il 4 dicembre prossimo, intende revisionare con gli articoli 1 e 25.

Riassunto delle puntate precedenti:

  • il Bicameralismo in relazione alla formazione delle leggi continuerebbe ad esistere, poiché continuerebbero ad esserci due Camere, cui competerebbero paritariamente, Signori, stando al peraltro illeggibile art. 70 “revisionato”, per esempio le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali: primo livello della gerarchia delle fonti normative [vedi La Funzione Legislativa (3)];
  • il Bicameralismo in relazione al rapporto di fiducia col Governo sarebbe invece morto, diventerebbe monocameralismo, stando all’art. 55 “revisionato”, ma anche all’art. 94, che attribuirebbero alla sola Camera dei Deputati la titolarità del rapporto di fiducia col Governo;
  • [parentesi] la circostanza che il Governo debba avere la fiducia della Camera dei Deputati e basta, come recita l’art. 94 “revisionato”, certifica che questa REVISIONE della Costituzione, si occupa, eccome, anche delle “capacità” del Governo, in barba ad una delle frottole principali che vengono propalate: (cfr. SOLE 24 ORE, 9.10.2016, di S.Fabbrini, pag. 18: l’autore prima dice che la “riforma è piuttosto minimalista – mortacci! – incidendo solo su alcuni aspetti del sistema parlamentare” ma poi si contraddice indicandoci la virtù della “riforma”: “il Governo ha più possibilità di poter far il proprio lavoro“);
  • quanto sopra si evince, sia formalmente, l’art. 94 sta nel Titolo III – Il Governo; sia sostanzialmente [tolta parentesi], poiché col sistema monocamerale si privilegia una maggiore stabilità e rafforzamento del Governo – come insegna l’articolo citato del SOLE – a scapito di un controllo più attento e puntuale dell’esecutivo da parte del Parlamento, ovvero, in forma mediata, del Popolo [vedi Il Bicameralismo (2)];
  • non dimenticare mai ciò che dice il primo punto [diceva una vecchia canzone “di lotta” degli anni ’70]; ricordando quindi sempre per benino che la Sovranità appartiene al Popolo (art. 1 Costituzione Nostra, Signori), ne deriva che al Popolo, sia pur in forma mediata, vengono sottratte delle prerogative;
  • balle? illazioni? può darsi, se non ché questa linea poco democratica sembra essere validata dal fatto che la sottrazione delle prerogative alla Sovranità del Popolo sarebbe ulteriormente ridotta con gli articoli 71 e 75 “revisionati”, che riguardano, appunto, l’Iniziativa Popolare (71) ed il Referendum (75): triplicato il numero necessario degli elettori (da 50.000 a 150.000) per proporre una legge [vedi L’iniziativa popolare]; aumentato del 60% (800.000) il numero di elettori necessari per l’esercizio di democrazia diretta del Referendum, affinchè si possa godere di un quorum ridotto [vedi Il Referendum].

Fine per ora del riassunto. Tema: il piano inclinato di questa la Legge di REVISIONE Costituzionale ci conduce verso un plus di democrazia o, per caso, un plus di oligarchia [vedi Oligarchia]?

Tre indizi (articoli 55/94, 71 e 75 Costituzione revisionata) potrebbero essere già sufficienti per fare una prova; ma qui bisogna essere più realisti del Re e soprattutto tenere presente il tema in esame: il Bicameralismo; prima di concludere e senza dare risposte affrettate – anche se una idea ce la siam fatta – dobbiamo allora capire perché si vorrebbe privilegiare il rafforzamento del Governo a scapito del controllo dell’esecutivo da parte del Parlamento, affinché “il Governo abbia più possibilità di poter far il proprio lavoro“.

Ci soccorre, in tal senso, la Relazione che accompagna il disegno della legge di REVISIONE costituzionale in parola, comunicato alla Presidenza del Senato in data 8 aprile 2014 (n.1429), che da un lato delinea queste linee d’intervento finalistiche: 1) “l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea ed alle relative stringenti regole di bilancio“; 2) “le sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale“;  dall’altro così individua le patologie che affliggono il sistema istituzionale da troppi anni e per la cui rimozione sono necessari profondi interventi di riforma 3) “la cronica debolezza degli esecutivi nell’attuazione del programma del governo, la lentezza e la farraginosità dei procedimenti legislativi, l’alterazione della gerarchia delle fonti del diritto, le difficoltà di attuazione di una legislazione alluvionale e troppo spesso instabile e confusa, l’elevata conflittualità tra i diversi livelli di governo“.

Tradotto: per adeguarsi all’austerità imposta dall’Unione Europea ed alle regole di mercato dell’economia globale, occorre rendere più forte il Governo e depotenziare gli altri livelli di governo, in primis le Regioni.

Ora leggiamo questa analisi, che parte dallo studio della crisi del debito o, meglio, del Capitale Finanziario; “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea (…. ) I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo (….) I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)…. Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche“.

L’autrice è la banca d’affari statunitense JP Morgan, la data è del 28 maggio 2013; diciamo che ci sono alcune assonanze tra le finalità d’intervento e le “patologie” che ne impedirebbero la realizzazione tra cui spiccano ex multis, per esempio: “la cronica debolezza degli esecutivi nell’attuazione del programma del governo” con “esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti” ma anche “l’elevata conflittualità tra i diversi livelli di governo” con “governi centrali deboli nei confronti delle regioni“.

Mancano è vero nella legge di REVISIONE costituzionale la compressione sia delle “tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori” sia di quella indecenza – mia cara Contessa -costituita dal vezzo della “licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo“, secondo il dettato della banca d’affari; diciamo che quest’ultima si è spinta un po’ più avanti; ma non dubitiamo, a questo punto, che la cura di queste ultime “patologie” socialiste, in quanto sintomo della stessa malattia per la cui rimozione è stata approntata la REVISIONE, saranno curate in modo analogo ed adeguato (o, in parte, già lo sono: Jobs Act).

Siamo alla fine del discorso e possiamo togliere la riserva poc’anzi avanzata.

Abbiamo appurato che:

  • il monocameralismo, di cui agli artt. 55 e 94 “revisionati”,  attribuirebbe alla sola Camera dei Deputati la titolarità del rapporto di fiducia col Governo;
  • l’effetto sarebbe il rafforzamento del Governo a scapito del controllo dell’esecutivo da parte del Parlamento, ovvero, in forma mediata, del Popolo, cui appartiene la Sovranità;
  • GOVERNO + forte; PARLAMENTO + debole = espropriazione della SOVRANITA’ POPOLARE;
  • la finalità è che “il Governo abbia più possibilità di poter far il proprio lavoro“;
  • il lavoro del Governo sarebbe quello di rimuovere “la cronica debolezza degli esecutivi nell’attuazione del programma del governo” (leggi anche “esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti” nonchè “l’elevata conflittualità tra i diversi livelli di governo” (leggi anche “governi centrali deboli nei confronti delle regioni“);
  • per adeguarsi all’austerità imposta dall’Unione Europea ed ai dogmi delle regole di mercato dell’economia globale, di matrice neoliberista (spacciate per “leggi di natura”);
  • in attesa che si completi l’opera di rimozione selvaggia delle “tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori” nonché della “licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo“;
  • infatti, “la radicalizzazione neoliberale comporta un modo di governare per mezzo della crisi, anzi anche a favore della crisi, poiché la crisi è il solo orizzonte delle oligarchie dominanti” (C.Laval, La nuova ragione del mondo DeriveApprodi).

 

Sì! Il piano inclinato di questa la Legge di REVISIONE Costituzionale ci condurrebbe verso una riduzione degli spazi di democrazia ed un surplus di oligarchia.

 

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