Il Senato della Repubblica (1)

Quinto appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale, che sarà sottoposta al referendum il 4 dicembre prossimo ai sensi dell’art. 138 della Costituzione. Dopo l’analisi degli articoli inerenti gli istituti di Democrazia diretta, della Funzione legislativa e delle Camere (in relazione al Bicameralismo) restiamo nel Titolo I “Il Parlamento”, Sezione I, per affrontare il Senato della Repubblica, che inizia con l’articolo 57.

L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 24 e 25 settembre, 7 e 8 ottobre 1947, insieme ai successivi articoli 58 e 59; la discussione sull’articolo 57 non registrò i contrasti incontrati, ad esempio, per l’approvazione dell’art. 55. La formula del primo comma, cuore dell’articolo, “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale” infatti era stata posta”per completare l’edificio regionale“, tanto che già la Commissione per la Costituzione [cfr. Costituzione, come nacque] aveva deciso che il Senato dovesse avere un nesso particolare con l’istituto della Regione, conferendo a questo ente la possibilità di partecipare alla formazione della seconda camera: “Base regionale significa collegamento stabile ed istituzionale fra l’ordinamento regionale ed il Senato“, dichiarò l’On. Mortati.

La legge costituzionale n. 2 del 9 febbraio 1963 revisionò poi tale articolo, senza toccare il summenzionato principio della “base regionale”, ma stabilendo un numero fisso di senatori elettivi (315) e fissando un criterio di ripartizione dei seggi fra le varie Regioni; ulteriore revisione ci sarà poi nel 2001, con la legge costituzionale n. 1 che introdusse il principio dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Come per gli articoli già esaminati, occorre rilevare che la precedente Legge di Revisione del 18.11.2005 e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, anch’essa di questo aspetto … ci torneremo, come per l’art. 7o [cfr. L’articolo 70 dell’altro referendum].

L’articolo 2 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce per intero l’art. 57. Come?

La prima cosa da osservare è che se stiamo parlando di Senato, vuol dire evidentemente che è ancora qui e non è stato abolito. La seconda cosa da notare è invece che è stata abolita l’elezione diretta da parte dei cittadini.

Se ora il Popolo esercita la sua sovranità in maniera diretta attraverso l’istituto delle elezioni dei deputati e dei senatori (oltre le elezioni amministrative), con questa REVISIONE costituzionale registriamo una sottrazione di sovranità secca.

Il risultato sarebbe che il Senato non rappresenterà più il Popolo, ma le “istituzioni territoriali”.

Questo è il punto cruciale per capire la REVISIONE del Senato.

Passo indietro. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” articolo 1, comma 2 della Nostra Carta. La parola appartiene è riassuntiva di 3 concetti: 1) il possesso (il popolo è sovrano per diritto naturale originario); 2) la proprietà (il popolo si riconosce titolare della sovranità e ne autodefinisce i modi e le forme di esercizio); 3) l’irrinunciabilità (il popolo non può rinunciare ad essere sovrano). Il proponente, On. Fanfani, spiegò che la parola appartiene”è sufficiente ad indicare a un tempo la fonte, il fondamento e il delegante della sovranità, cioè il popolo“.

L’unico soggetto che costituisce la Repubblica è dunque il Popolo.

Mentre negli stati federati, data la loro composizione, vi è un secondo soggetto costituente: l’entità territoriale. Ma l’Italia non è uno stato federale, la Costituzione non lo prevede, né presuppone l’esistenza di un soggetto alternativo al Popolo che sia fonte, fondamento e delegante della sovranità.

Seguendo il proponente Fanfani:

  • solo il Popolo possiede la sovranità;
  • il Popolo non può rinunciarvi, ma può delegare la propria sovranità, ;
  • coloro che la ricevono, tramite le elezioni dirette, deputati e senatori, diventano i suoi delegati, i rappresentanti del Popolo.

La REVISIONE dice invece che i novantacinque senatori (su 100) sono rappresentativi delle istituzioni territoriali, che non posseggono però sovranità; l’esproprio della nostra sovranità (che già democraticamente basta e avanza) crea così questa distorsione.

Siccome il Bicameralismo è vivo e vegeto [cfr. Il Bicameralismo (3) e La Funzione Legislativa (3)], il Senato continua a partecipare del processo di formazione delle leggi, a partire da quelle di rango costituzionale: per favore, visto che non sarebbero eletti dai cittadini, ovvero dai proprietari della sovranità, a che titolo questi farebbero la prossima – per prendere l’esempio più importante – legge di revisione costituzionale?

Avete capito bene, ricapitolando, con l’art. 57 revisionato:

  • i 95 senatori non vengono eletti dai cittadini;
  • il Senato non rappresenta più il Popolo;
  • il Popolo è espropriato della sua Sovranità;
  • malgrado la Sovranità appartenga al Popolo, dice la Costituzione, art. 1, mica uno qualsiasi;
  • tuttavia, i 95 abusivi potranno mettere mano ad una futura revisione della Costituzione, dice l’art. 70 revisionato.

Se qualcuno mi convince, con argomenti logici e giuridici, della legittimità e della giustizia di questo processo, voterò SI.

Ma serviranno argomenti forti e tali da “giustificare” la accertata espropriazione della NOSTRA Sovranità, questione centrale posta da questo mostro dell’ articolo 57.

Non mi parlate perciò di slogan quali il superamento del bicameralismo paritario (peraltro già qui smentito) nonché la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni o la revisione del titolo V, per favore!

 

 

Art. 2.

(Composizione ed elezione del Senato della Repubblica)

1. L’articolo 57 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
« Art. 57. – Il Senato della Repubblica e’ composto da
novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali
e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della
Repubblica.
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento
e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i
propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci
dei Comuni dei rispettivi territori.
Nessuna Regione puo’ avere un numero di senatori inferiore a due;
ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa
applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione
alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale,
sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti resti.
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi
delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti,in
conformita’ alle scelte espresse dagli elettori per i candidati
consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le
modalita’ stabilite dalla legge di cui al sesto comma.
Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le
modalita’ di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del
Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonche’ quelle
per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva
regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti
espressi e della composizione di ciascun Consiglio ».

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