Il Senato della Repubblica (2)

IL SENATO DELLA REPUBBLICA  (2)

Concludiamo la disamina dell’art. 2 della Legge di REVISIONE Costituzionale, riguardante il Senato della Repubblica; l’articolo revisionato è il 57.

Abbiamo già evidenziato che il punto principale per capire la REVISIONE del Senato consiste nella espropriazione della sovranità popolare: il Senato non rappresenterà più il Popolo, ma le “istituzioni territoriali” [cfr.Il Senato della Repubblica (1)].

Il Senato dunque non è stato abolito.E’ stata abolita l’elezione diretta da parte dei cittadini.

Ma a che titolo il Senato – pur non eletto dai cittadini, ovvero dai proprietari della sovranità –  farebbe la prossima legge di revisione costituzionale?

Attendiamo serenamente una risposta, in linea con i principi del costituzionalismo (e non dell’assolutismo); nel frattempo potremmo fermarci qui, poiché questo argomento della palese sottrazione di sovranità popolare, soprattutto tra gli elettori della “sinistra”, dovrebbe essere più che dirimente: in finale, si sta parlando delle prerogative di NOI Cittadini, che diminuiscono “democraticamente”!

Ma per completezza vogliamo parlare anche degli aspetti secondari, ovvero degli slogan con i quali si cerca populisticamente di carpire la nostra benevolenza e celare i reali scopi di questa REVISIONE del Senato.

Sul presunto superamento del bicameralismo paritario. Ne abbiamo già scritto [cfr. La Funzione Legislativa (3)], ma basta rileggersi la domanda di sopra: i 95 senatori, integrati dai 5 di nomina presidenziale, potranno mettere mano ad una futura revisione della Costituzione, partecipando della funzione legislativa relativa alle leggi costituzionali (che sono al II gradino nella gerarchia delle fonti normative, dopo la Costituzione e prima delle leggi ordinarie)!

Sulla reale revisione del titolo V. Allo scopo dichiarato di debellare “l’elevata conflittualità tra i diversi livelli di governo“ [cfr. Il Bicameralismo (3) ] si sono depotenziati i poteri delle Regioni; due strumenti su tutti: reintroduzione della clausola di “supremazia statale”; aumento delle materie di esclusiva competenza statale. Li studieremo prossimamente, qui si vuole mettere in evidenza questa bizzarria: il Senato diventerebbe al 95% rappresentativo delle “istituzioni territoriali”, alle quali, al contempo, vengono tolti poteri con la revisione del Titolo V: come si concilia tutto ciò, che organicità possiedono queste norme nel loro insieme?

Sulla riduzione del numero dei parlamentari ed il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni. “Il ridimensionamento del Senato ci farà risparmiare 50 milioni di Euro all’annoecco il prezzo da pagare per la espropriazione della nostra sovranità!

VALIAMO COSI’ POCO? Il PIL nel 2015 è stato pari a 1636 miliardi di euro, quindi i 50 milioni annui sarebbero equivalenti a circa lo 0,003% del PIL; il Bilancio di previsione 2016 del Senato prevedeva una spesa pari a 540 milioni circa, quindi i 50 milioni annui sarebbero equivalenti a circa il 10% del Bilancio: sulla “Borsa” dei diritti veramente poco è scambiata la nostra espropriazione, o no? Ma se pure fosse 10 volte tanto, o 100, poco cambierebbe; sempre si tratterebbe di cedere sovranità (qui, il potere di votare i senatori) in cambio di denari.

La Costituzione non è un mercato e se si vorrebbero veramente contenere i costi di funzionamento delle istituzioni, ormai lo sappiamo, sono più che sufficienti le leggi ordinarie [vedi il disegno di legge del 25 ottobre scorso, relativo al dimezzamento dello stipendio dei parlamentari (cfr. Armi Spuntate)] senza, soprattutto, ledere i diritti costituzionali dei cittadini!

Oppure, a proposito di armi “appuntite”, per contenere i costi, si potrebbe revocare lo stanziamento di 13 miliardi di euro per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35, disposto con la Legge di Stabilità 2016: meglio 215 senatori in più e 1 cacciabombardiere in meno, o no? Anche a mente dell’art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli ..”!

Ed ancora.

Ad oggi, le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei senatori tra i consiglieri e i sindaci, sono IGNOTE e sarebbero vigenti solo le disposizioni transitorie.

95 i senatori da nominare; ad ogni Regione, più Province autonome di Trento e Bolzano, compete 1 sindaco (22) ed almeno 2 consiglieri regionali (44): fanno così 66. I restanti 29 come verranno ripartiti tra le 22 Regioni e Province? In base alla popolazione, sì, ma con quale criterio proporzionale?

Insomma “se si vuole che i senatori rappresentino i territori non devono essere eletti dai legislativi (il Consiglio regionale) ma nominati dagli esecutivi (la Giunta) – come in Germania – ed operare con vincolo di mandato; se si vuole che i senatori partecipino del processo legislativo (e di revisione costituzionale) allora devono essere eletti dal popolo” (cfr. G. Zagrebelsky “Loro diranno, Noi diciamo”pag. 64, Laterza, 2016).

Da ultimo, una “perla”.

“L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere”; recitano gli statuti delle 5 Regioni a Statuto Speciale (Friuli, Sardegna, Sicilia, Trentino & Alto Adige, Valle d’Aosta): nella gerarchia delle fonti del diritto, questi statuti hanno il rango di legge costituzionale. Occorrerebbe pertanto una nuova legge costituzionale (anzi 5) per armonizzare gli statuti con questa legge di revisione.

“Ma non potevano stare più attenti e scriverla meglio ?” ha osservato qualcuno.

Appunto; l’attenzione e la scrittura, la cura ed il linguaggio. Questo “pasticcio” dà la cifra della – già rilevata,[cfr. La Funzione Legislativa (1) e La Funzione Legislativa (2)]- incultura giuridica e ristrettezza culturale degli estensori di questa legge, per ciò incapaci di creare un quadro organico ed armonioso delle norme che essi stessi andavano a revisionare.

Se non ci credete, andateVi a vedere, per favore, l’art. 34 della legge sottoposta a referendum [cfr. Il Testo della LEGGE di REVISIONE COSTITUZIONALE (Regioni)] che revisiona una prima volta il II comma dell’art. 120 della Costituzione; poi, leggeteVi l’art. 38, che al punto 9 manomette una seconda volta il medesimo comma dell’art. 120 [cfr. Il Testo della LEGGE di REVISIONE COSTITUZIONALE (Corte Costituzionale, transitorie e finali)]: se scrivessi Io un contratto così – non la Costituzione – perderei il lavoro, a proposito del tanto decantato “merito”!

Ma forse questo “pasticcio” gli è scappato via tra un “canguro”, una “tagliola” o una “seduta fiume”, ovvero gli strumenti usati per ridurre gli spazi di discussione nel corso del dibattito parlamentare.

Perché bisognava fare in fretta; dove si dimostra che “leggi approvate più velocemente” – un mantra dei revisionisti – non si traduce automaticamente in “leggi più buone”[e il “Salva Italia” 2011, 16 giorni per “riformare” le pensioni (cfr. ancora Armi Spuntate), è lì a ricordarcelo ogni giorno].

E perché bisognava fare in fretta? Per far vedere alla UE ed alla BCE che si era in grado di rispettare le loro tempistiche, pur se “anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili” [ricordate la lettera di Silvio alla UE?  (cfr. 12 novembre 2011)].

Ma perché bisogna dimostrare qualcosa alla UE  ed alla BCE? Perché è dal 2011 che queste entità sovranazionali stanno indicando le misure che l’Italia deve adottare “con urgenza”  per “rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali“(lettera BCE del 5.8.2011). Ora, dopo le liberalizzazioni, la “riforma” del mercato del lavoro e delle pensioni, il cerchio si dovrebbe chiudere con la “riforma” delle riforme: l’architettura costituzionale dello Stato (come la chiamava Silvio nella sua lettera, ponendola, non a caso, al punto conclusivo del programma).

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica (…. ) I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche“ (dice JP Morgan, la data è 28 maggio 2013; Letta, il 10 giugno 2013, presenterà il primo disegno di legge di revisione costituzionale!).

Il Senato è dannoso per la credibilità delle nostre istituzioni sui mercati finanziari” (aggiunge nel 2015 l’agenzia rating Moody’s) ecco uno scopo della espropriazione della nostra sovranità!

LA NOSTRA COSTITUZIONE NON E’ UN MERCATO E NON SCAMBIAMO LA NOSTRA SOVRANITA’ POPOLARE PER ALCUN CORRISPETTIVO.

LA NOSTRA COSTITUZIONE E’ SOVRANA E NON SARA’ MAI PIEGATA, SOTTOMESSA O SUBORDINATA AD ALCUN TRATTATO EUROPEO (“di stabilità” o “fiscal compact” che sia).

 

 

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