La Corte Costituzionale

LA CORTE COSTITUZIONALE

BLOCCO BUROCRATICO o PRINCIPIO di LEGALITA’?

Nella selezione degli articoli della Legge di Revisione costituzionale che sarà sottoposta al referendum del 4 dicembre, non rientrava, inizialmente, la disamina delle modifiche riguardanti la Corte Costituzionale.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 25/11/2016 [qui], che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 11,17,18 e 19 della legge n. 124/2015 (c.d.”riforma Madia”) – già oggetto, peraltro, di censure ad opera di un altro organo costituzionale: il Consiglio di Stato – abbiamo tuttavia sentito parlare di “blocco burocratico!

“Siamo bloccati ed è tutta colpa della burocrazia”, hanno commentato i revisionisti.

Ma chi è l’oscuro burocrate che ha operato questo blocco, da far invidia al miglior Michael Jordan?

La CORTE COSTITUZIONALE, signori revisionisti, cui la Costituzione attribuisce, in primo luogo, la competenza a giudicare “sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni“(art. 134).

Ora, il degradare la Corte ad un oscuro burocrate ed il suo superiore esercizio di GARANZIA COSTITUZIONALE ad un blocco cestistico, terrorizza non poco, a partire dalla manifesta mancanza di rispetto per un alto organo costituzionale.

Ma qual’è la funzione, presunta burocratica, della Corte Costituzionale?

L’introduzione in Italia di un istituto come la Corte Costituzionale, estraneo alla tradizione del paese, è apparsa al costituente necessaria in conseguenza di due delle principali innovazioni apportate al vecchio ordinamento: l’eliminazione della costituzione flessibile e la creazione dell’ordinamento regionale, con la correlativa ripartizione di competenze fra questo e quello dello stato“, così inizia il Professor Mortati l’esposizione del tema della giurisdizione costituzionale, nel proprio testo universitario “Istituzioni di Diritto Pubblico” (cfr.CEDAM, 1976, pag.1367).

In sede di Assemblea Costituente si discusse molto sulla funzione della Corte: burocratica, politica o giurisdizionale?

Nei resoconti delle sedute del 28/29 novembre e 2/3 dicembre 1947, non abbiamo trovato alcun intervento che alludesse alla funzione burocratica della Corte, per cui siamo portati a credere più a queste fonti pur se antiche, che ai resoconti dell’odierno mainstream.

Forse siamo vecchi creduloni, ma comunque restringiamo, con serietà, il ballottaggio alla funzione politica o giurisdizionale.

La spuntò quest’ultima, anche se la disputa fu vivace.

Sintetizzò bene i termini della questione, l’intervento dell’Onorevole Ambrosini: “La Corte Costituzionale non deve essere politica, giacché deve giudicare, pronunciare il diritto, vedere cioè se la norma della legge ordinaria corrisponda alla norma di carattere costituzionale; nel caso che non corrisponda, deve, con criterio giuridico, trarne le conseguenze“.

E’ il principio di legalità, bellezza, architrave dello stato di diritto!

Il principio che sta a fondamento così della rigidità costituzionale, come della Corte Costituzionale, la cui istituzione risponde quindi al principio “della preminenza delle fonti di ordine costituzionale nei confronti di ogni altra fonte normativa e di qualsiasi altro atto di pubbliche autorità, per supreme che siano” (cfr. V.Crisafulli, Lezioni di Diritto Costituzionale”, Vol. II, CEDAM, 1976, pag. 203).

Per chi è duro di capoccia o fa finta di non capire, traduciamo:

  • la c.d.”riforma Madia” è una Legge, la n. 124 del 2015;
  • pertanto, è una fonte normativa gerarchicamente subordinata alla Costituzione;
  • per ciò solo, soggetta al sindacato di legittimità della Corte Costituzionale;
  • quest’ultima ha il compito di verificare se quella Legge rispetta, osserva e sia conforme alla Costituzione;
  • se non lo è, la Corte Costituzionale ne dichiara l’illegittimità costituzionale, con sentenza di accoglimento.

La cessazione di efficacia delle norme della Legge dichiarate illegittime (gli artt. 11,17,18 e 19) opera ex tunc (da allora), cioè vengono estromesse definitivamente dall’ordinamento giuridico italiano e non sono più applicabili né suscettibili di ricevere alcuna osservanza ed esecuzione.

Quello che i revisionisti chiamano “blocco” è, nella realtà giuridica, il sindacato di legittimità costituzionale; ciò che definiscono “burocrate” è, in uno stato di diritto, la Corte Costituzionale! Punto.

Anzi, due punti: a) o sono ignoranti; b) o non lo sono, in tal caso bisogna preoccuparsi parecchio, per lo stato di diritto!

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