Sul c.d. “pareggio di bilancio”. Sentenza n. 275/2016. Cosa dice la Corte Costituzionale (che non si sappia in giro).

La Sentenza della Corte Costituzionale e il “pareggio di bilancio”. Una sentenza di cui sentirete chiaramente poco parlare. 

Questo blog continua la sua attività col programma avanzato di raggiungere i due obiettivi indicato nel primo articolo post-referendum [cfr.CHE FARE ? (perché questo blog continua dopo il 4 dicembre)]: A) per dare più forza al principio che la Sovranità appartiene al Popolo: revisione dell’art. 67, che attualmente prevede il principio liberale che “ogni membro del Parlamento ….. esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“; B) ancor più importante, per ribadire la Sovranità della Costituzione sui Trattati UE: revisione totale dell’articolo 81, abrogando nella sua interezza la formulazione introdotta con la Legge costituzionale n. 1 del 20.4.2012, che introdusse il sanguinoso principio liberista del c.d. “pareggio di bilancio”.

Partiamo da quest’ultimo punto, il più importante; per intraprendere un lungo e tortuoso cammino, l’unico però che al termine potrà consentire alla Sovranità popolare di affermare i principi fondamentali della Nostra Costituzione [diritto al lavoro (artt.1 e 35), alla cultura ed alla tutela del paesaggio (art. 9), alla salute (art.32), alla scuola pubblica (artt. 33 e 34), ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del proprio lavoro e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa (art. 36), all’educazione ed all’avviamento professionale per gli inabili (art. 38)] e ci fermiamo qui nell’elencazione, non esaustiva, dei diritti da affermare, in quanto calpestati dai “vincoli esterni” dei Trattati UE.

Ci fermiamo col diritto all’educazione per gli inabili, poiché -pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo  CHE FARE ? (perché questo blog continua dopo il 4 dicembre) – la Corte Costituzionale ha emesso la Sentenza 16 dicembre 2016, n. 275, con la quale ha stabilito (al punto 11 in diritto) questo principio: “È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione“; inutile dire che, al riguardo, i media (gran parte dei giornali e delle TV, anche a pagamento) si sono ben guardati dal fornire alcuna informazione, pur essendone teoricamente deputati: toccherà ancora a questo blog, come nella campagna referendaria, sopperire alla carenza di informazione, fintanto che il costituendo Ministero della Verità non insinuerà prima e sosterrà poi che queste sono “bufale”!

Ma qui – come sapete – piace parlare coi fatti, ed i fatti hanno la testa dura; cosa dice questa sentenza clandestina della Corte Costituzionale, che, presieduta da Paolo Grossi, vede tra i suoi componenti, tra gli altri, addirittura Giuliano AMATO ed Augusto Antonio BARBERA?

Intanto, l’oggetto del giudizio di legittimità costituzionale: una legge regionale relativa agli interventi per l’attuazione del diritto allo studio, successivamente integrata da “disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale e pluriennale (Legge finanziaria regionale 2004)”.

Poi, il promotore: il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, nel procedimento vertente tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo.

Più in particolare: la questione di legittimità costituzionale sollevata dal T.A.R. per l’Abruzzo riguarda una norma in cui si prevede che la Giunta regionale garantisce un contributo del 50% della spesa necessaria e documentata dalle Province solo «nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa».

Il fatto. La Provincia di Pescara aveva chiesto il pagamento del contributo, pari al 50%, delle spese necessarie e documentate per lo svolgimento in particolare del servizio di trasporto degli studenti disabili, riferite alle annualità 2006-2012. A fronte di ciò la Regione aveva erogato, per le varie annualità, finanziamenti per somme inferiori a quelle documentate dalla Provincia con una differenza pari ad euro 1.775.968,04. Il mancato finanziamento del 50% delle spese effettuate aveva determinato nel tempo un indebitamento tale da comportare una drastica riduzione dei servizi per gli studenti disabili, compromettendo l’erogazione dell’assistenza specialistica e dei servizi di trasporto. La Regione non contestò l’ammontare degli importi spesi dall’amministrazione provinciale, tuttavia eccepì che, in virtù della norma regionale censurata, il proprio obbligo di corrispondere il 50% delle suddette spese trova un limite nelle disponibilità finanziarie di bilancio.

Dove è la dubbia legittimità costituzionale della norma regionale? In riferimento agli artt. 10 e 38 della Costituzione, che assicurano il diritto allo studio delle persone con disabilità, poiché l’effettività di tale diritto risulterebbe pregiudicata dal condizionamento dell’erogazione del contributo, al trasporto degli studenti disabili, alle disponibilità finanziarie, di volta in volta, determinate dalle leggi di bilancio, poiché – osserva il T.A.R. – il rilievo costituzionale di tale diritto costituisce un limite invalicabile all’intervento discrezionale del legislatore, così che il nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento.

La Corte ha ritenuto la questione fondata.

Intanto, ha premesso che il diritto all’istruzione del disabile è consacrato nell’art. 38 e spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale.

Poi, ha rilevato che non può essere condiviso il principio secondo cui ogni diritto, anche quelli incomprimibili della fattispecie in esame, debbano essere sempre e comunque assoggettati ad un vaglio di sostenibilità nel quadro complessivo delle risorse disponibili.

Per giungere al punto centrale, che è questo: “non può nemmeno essere condiviso l’argomento secondo cui, ove la disposizione impugnata non contenesse il limite delle somme iscritte in bilancio, la norma violerebbe l’art. 81 per carenza di copertura finanziaria … una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio e all’educazione degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali … è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione“.

Ed ha concluso, così, per il futuro, tanto per metter i puntini sulle “i”: “in definitiva, nella materia finanziaria non esiste «un limite assoluto alla cognizione del giudice di costituzionalità delle leggi»; al contrario, ritenere che il sindacato sulla materia sia riconosciuto in Costituzione «non può avere altro significato che affermare che esso rientra nella tavola complessiva dei valori costituzionali», cosicché «non si può ipotizzare che la legge di approvazione del bilancio o qualsiasi altra legge incidente sulla stessa costituiscano una zona franca sfuggente a qualsiasi sindacato del giudice di costituzionalità, dal momento che non vi può essere alcun valore costituzionale la cui attuazione possa essere ritenuta esente dalla inviolabile garanzia rappresentata dal giudizio di legittimità costituzionale»“.

Con questa tanto importante quanto censurata sentenza la Corte Costituzionale ha detto 2 cose:

  1. se è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione, vuol dire che l’affermazione di questi diritti è il fine, il bilancio (o la fantomatica “stabilità”) un mezzo, non il contrario;
  2. se non esiste «un limite assoluto alla cognizione del giudice di costituzionalità delle leggi» nella materia finanziaria – e la Corte ha sentito la necessità di ribadire un concetto di supremazia che dovrebbe essere ovvio – vuol dire che la Costituzione è ancora sotto attacco dei Trattati UE; della finanza, dei mercati e dei loro fedeli esecutori; dei liberisti; di tutti coloro che volevano revisionare il 4 dicembre la Nostra Costituzione per sottometterla definitivamente ai loro interessi particolari ed elitari.

Primo passaggio: revisione dell’art. 81 della Costituzione, uno sfregio nella Nostra Carta!

(Avv. Stefano Stefàno)

 

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

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