L’art. 81: il c.d.”pareggio di bilancio” (1)

Vediamo da vicino, allora, questo articolo 81 della Costituzione, nella sua attualità, così come revisionato dalla Legge costituzionale n. 1/2012, che ha introdotto il sanguinoso principio liberista del c.d. “pareggio di bilancio” nella nostra Carta. Faremo ciò mantenendo lo stesso metodo che tanto successo ha avuto su questo blog nei mesi precedenti al referendum costituzionale del 4 dicembre: collocazione sistematica della norma; cenno storico ai lavori dell’Assemblea Costituente; confronto tra il testo originario e quello sopravvenuto.

Del resto, sempre di revisione costituzionale si tratta, e, soprattutto, sempre di revisione costituzionale posta in essere da un Parlamento eletto sulla base di una legge elettorale parzialmente illegittima [cfr.L’imbroglio], poiché la dichiarazione di illegittimità della Corte, con la nota sentenza n. 1 del 2014, parte dalle elezioni politiche del 2006 e del 2008!

Ma con diversa procedura [cfr. Revisione costituzionale] e differente esito. La prima, con la fase dell’intervento popolare tramite referendum del 4 dicembre; la seconda, con l’esclusione di tale intervento, poiché la deliberazione della Legge costituzionale in oggetto avvenne con la maggioranza di oltre 2/3 dei componenti di ciascuna camera: precisamente – nella IV lettura al Senato del 18.4.2012 – il 73% [avendo votato a favore 235 senatori su 321 (quorum: 214)].

Questo fatto dovremmo sempre tenerlo presente come discrimine quando si parla di “pareggio di bilancio”: la quasi totalità dei deputati e dei senatori di quella legislatura votò entusiasticamente (e velocemente) a favore dell’introduzione di quel principio liberista; gran parte di costoro sono ancora seduti lì, tutti i “partiti”di cui erano sia pur mutevole espressione sono ancora lì (PD,PDL,UDC,FLI,API): i “genitori” di quella Legge di revisione costituzionale hanno insomma un nome, un cognome e, soprattutto, un “partito”!

Pertanto, quando oggi, febbraio 2017, sentiamo agitare slogan tipo “basta con l’austerità e il rigore” o “più investimenti e flessibilità“, dovremmo verificarne  preliminarmente la provenienza: se, per caso, è identica a quella dei “genitori” della Legge costituzionale che ha introdotto il”pareggio di bilancio”, attenzione (anche se è vero che si può sempre cambiare opinione o pentirsi)! Se, tuttavia, “lontano dagli occhi”, accade che chi qui grida “via tutti gli investimenti dal Fiscal Compact” nella Unione Europea vota invece a favore dell’inserimento del Fiscal Compact addirittura nei Trattati UE, allora, in definitiva, non si tratterà di pentimento, bensì di mero trasformismo e vero populismo.

Questo punto è importante, perché questa battaglia è importante; é la prima cosa da fare: avere ben chiari gli schieramenti in campo: chi sta da questa parte, chi sta dalla parte opposta; chi, pur stando dall’altra parte, si traveste “per marciare con i piedi nelle nostre stesse scarpe” (Claudio Lolli, “La Socialdemocrazia”, EMI,1977).

Dopo questa doverosa premessa di carattere generale, nel prossimo articolo scenderemo subito nel dettaglio: Collocazione sistematica della normaArticolo 81 previgente; Cenni storici (dove vederemo che nei lavori dell’Assemblea Costituente, su questo articolo, si scontrarono due linee politiche fondamentali: principio lavoristico versus neo-liberismo; assisteremo ad un memorabile “scontro” tra il Presidente della Commissione per la Costituzione, On. Ruini, e l’On. Einaudi; verificheremo come nel 1947 il “neo-liberismo” fosse considerato superato, tant’è che i suoi principi non trovarono molto riscontro nella Nostra Costituzione); Articolo 81 vigente (dove saremo costretti a registrare la bella rivincita  del vecchio “neo-liberismo” – e di Einaudi – che, uscito sconfitto dall’Assemblea Costituente, ha avuto pazienza, ha lavorato per costruire migliori presupposti per la sua affermazione e dopo 65 anni è resuscitato).

Al prossimo articolo, allora!

(Avv. Stefano Stefàno)

 

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

 

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