L’art.81: il c.d.”pareggio di bilancio” (2)

Collocazione sistematica della norma. L’Articolo 81 è all’interno della Parte II della Costituzione (Ordinamento della Repubblica), inserito nel Titolo I “Il Parlamento”, Sezione II “La formazione delle leggi”. Tale Sezione è composta da 13 articoli (dal 70 al 82) e tutti questi articoli furono oggetto della proposta di revisione, pubblicata in G.U. il 15.4.2016 e non perfezionatasi a seguito della schiacciante volontà popolare espressa nel referendum costituzionale del successivo 4.12.2016. Tutti tranne due, oltre l’art. 76 – guarda un po’ -l’art. 81, che, evidentemente, andava già bene così!

Articolo 81 previgente

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.”.

Cenni storici. L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nella seduta del 17 ottobre 1947, insieme agli articoli 80 ed 82. La discussione non registrò grandi contrasti; la sola modificazione apportata riguardò il II°comma, circa le modalità dell’esercizio provvisorio . Il IV° comma – che più ci interessa – fu invece dibattuto in II°Sottocommissione, partendo dalla drastica proposta iniziale dell’On. Einaudi “provvedere ai mezzi necessari” per giungere alla più morbida formula “indicare i mezzi” suggerita da l’On.Bozzi. In questa discussione i costituenti si posero la questione del pareggio di bilancio (meglio: della tendenza ad esso), che l’On. Vanoni, per esempio, vedeva maggiormente garantita nella formula einaudiana; ma, nonostante questo autorevole sostegno, la linea rigorista del futuro Presidente della Repubblica uscì sconfitta dalla discussione, e non solo su questo articolo.

Già, perché i lavori della Assemblea Costituente non furono tutti “rose e fiori” ed in quell’anno e mezzo si scontrarono, qua e là, due linee fondamentali: principio lavoristico versus neo-liberismo (si, proprio così: “neo-liberismo”, già nel ’47; i liberisti hanno sempre conservato questa capacità di autoproclamarsi “neo”, per fingersi freschi, giovani e belli).

Dall’intervento del Presidente della Commissione per la Costituzione, On. Ruini, in data 12.3.1947: “Il maggiore degli economisti italiani viventi, il nostro Einaudi, ha scritto che il capitalismo storico è al tramonto …. gli economisti, i migliori, riconoscono che il loro edificio teorico, la scienza creata nell’Ottocento, non regge più sul presupposto di una economia di mercato e di libera concorrenza, che è venuto meno … quando vedo i neo-liberisti, come l’amico Einaudi, proporre tale serie di interventi per assicurare la concorrenza, che qualche volta possono equivalere agli interventi di pianificazione, debbo pur ammetter che molto é mutato, non pochi vanno affannosamente alla ricerca della terza strada. La troveranno? Non lo so. Questo so: che si avanza la forza storica del lavoro … non potevamo rifiutarci a questa affermazione … Allora, perché avremmo dovuto rifiutarci a riconoscere che la nuova Costituzione è basata sul lavoro e sui lavoratori?” (cfr. L.Barra Caracciolo, “La Costituzione nella palude”, Imprimatur, 2015, pagg. 99 e 100).

Insomma, nel 1947 il “neo-liberismo” era considerato superato ed i suoi principi non trovarono molto riscontro nella Nostra Costituzione, come proprio l’articolo 81 dimostra.

Articolo 81 vigente

Molto è mutato, dal ’47 ad oggi, é normale che sia così, siamo in perenne divenire; bisogna tuttavia vedere in quale direzione scorre questo cambiamento, chi ne trae giovamento e chi detrimento, insomma in che senso scorre la storia. L’articolo 81 della Costituzione, nella sua attualità, così come revisionato dalla Legge costituzionale n. 1/2012 è il seguente.

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le  entrate  e  le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e  delle fasi favorevoli del ciclo economico. 

Il ricorso  all’indebitamento  e’  consentito  solo  al  fine  di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa  autorizzazione delle  Camere  adottata  a  maggioranza   assoluta   dei   rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. 

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede  ai  mezzi per farvi fronte. 

Le Camere  ogni  anno  approvano  con  legge  il  bilancio  e  il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. 

L’esercizio provvisorio del bilancio non può‘ essere concesso  se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a  quattro mesi. 

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali  e  i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate  e  le  spese dei bilanci e  la  sostenibilità’  del  debito  del  complesso  delle pubbliche  amministrazioni  sono  stabiliti  con  legge  approvata  a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel  rispetto dei principi definiti con legge costituzionale“.

Sui primi due commi, che inchiodano costituzionalmente lo Stato ad assicurare “l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio” e specificano quando ed a qual fine lo stesso può fare “ricorso all’indebitamento”, torneremo analiticamente nei prossimi articoli, essendo il “cuore” del problema.

La cosa più significativa per comprendere già da subito la filosofia dell’intervento e in che senso scorre la storia, é tuttavia al III°comma, “Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede  ai  mezzi per farvi fronte”; ritorna infatti clamorosamente la drastica proposta iniziale dell’On. Einaudiprovvedere ai mezzi necessari” (allora IV° comma), che venne dibattuta in II°Sottocommissione, bocciata e sostituita dalla più morbida formula “indicare i mezzi” suggerita da l’On.Bozzi.

Il già vecchio “neo-liberismo”, uscito sconfitto dall’Assemblea Costituente, ha avuto pazienza, ha lavorato per costruire migliori presupposti per la sua affermazione e così dopo 65 anni è resuscitato. Einaudi – o meglio il suo pensiero – si è preso la sua bella rivincita: storicamente, appunto, questo processo si chiama REAZIONARIO.

Come in tutte le rivincite, si va poi oltre, non ci si accontenta della affermazione; nascono cosi il I° ed il II°comma, raccogliendo e recependo le indicazioni dei successori di Einaudi: l’Unione Europea nella sua attuale conformazione e costituzione.

Questo processo reazionario si chiama ordoliberismo, chiude e perfeziona un dominio culturale prima ancora che economico ed è quello che sostanzia il principio cardine del “pareggio di bilancio”, che va bene in famiglia ma non nello Stato. Forse, non tutti sono d’accordo naturalmente, di nuovo, dipende da chi ne trae giovamento e da chi detrimento. Tuttavia, poiché non siamo tutti uguali ed il comunismo non alberga più su questa Terra, evidentemente non tutti possono avere beneficio dalla stessa identica situazione.

Questo cercheremo di capire andando avanti nei prossimi articoli, cosa é, cosa significa il pareggio di bilancio, quale parte del tutti ne beneficia: questioni economiche, ma non solo.

Un ultima considerazione però tornando al diritto. Riguarda il rapporto Costituzione Trattati UE. Perché affannarsi ad inserire in Costituzione il pareggio di bilancio nell’articolo 81; quando i Trattati UE, da cui si origina l’imposizione del pareggio di bilancio, fossero – come dicono loro – prevalenti sulla Costituzione: non sarebbe stato necessario, ma addirittura superfluo secondo il noto principio “lex superior derogat inferiori“!

(Avv. Stefano Stefàno)

 

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