Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (1).

Questi sono i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12:
1) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione;
2) la compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, della Costituzione per  cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena).

Viceversa, per questi ulteriori profili, sarà opportuno un supplemento di riflessione:
3) l’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione;
4) la mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatorie, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo, in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione;
5) la negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione specifica della scuola dell’infanzia, per il caso della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in relazione all’art. 34, 1°comma della Costituzione (forse anche all’art. 2) ed al principio del bilanciamento dei diritti.

Ciascuno di questi profili sarà analizzato ed illustrato nei prossimi articoli; ma prima di entrare nel dettaglio può essere utile fare un piccolo passo indietro.


Si parte allora dal comunicato stampa n. 30 del Consiglio dei Ministri del 19.5.2017, che annunciava (testuale): ” Il Consiglio dei Ministri,  su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale “.

Il passato prossimo del verbo, rafforzato dalla conclamata urgenza, autorizzava l’auspicio di una immediata pubblicazione del provvedimento ……. che però ha tardato a palesarsi; nell’attesa della pubblicazione, per giorni (settimane) si è dovuta fondare l’attenzione solo sullo scarno comunicato del Governo, sulla cui base tuttavia era già possibile individuare 3 possibili profili di incostituzionalità:
A) l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo; in relazione agli articoli 24 e 111 della Costituzione;
B) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte di una identica fattispecie, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni; in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)];
C) la perdita della responsabilità genitoriale, in forza della irragionevolezza degli automatismi legislativi, recentemente riaffermata dalle pronunce della Corte Costituzionale (C. cost. 23.02.2012, n. 31 e C. cost. 23.01.2013, n. 7); in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione.

Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge, il quadro si è modificato.

La prima pregiudiziale (A) sembra essere superata.
“Al fine di rendere cogente l’obbligo di vaccinazione, il decreto eleva le sanzioni amministrative pecuniarie attualmente previste per la sua violazione, le quali saranno applicabili per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo”. 
Così si leggeva sul comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 30 del 19.5.2017.
Tuttavia, l’articolo 1, 4°co., del D.L. pubblicato, non fa menzione della ventilata applicazione reiterata della sanzione per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo, che avrebbe potuto violare il principio del ne bis in idem; distinguendo così l’applicazione della sanzione per il caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale (art. 1) dalle procedure relative all’iscrizione scolastica dell’obbligo (art. 3).

La terza pregiudiziale (C) sembra anch’essa superata.
Senza ripetere quanto già scritto sul punto in materia di irragionevolezza degli automatismi legislativi, il D.L. non scrive esplicitamente che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale comporta la perdita della responsabilità genitoriale, alla stregua del citato art. 569 c.p., ma si ferma prima, “limitandosi” a prescriverne la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, adottando la formula neutra ”per gli eventuali adempimenti di competenza”. Anche se non viene esclusa, tuttavia, la possibilità che vengano adottati dal Tribunale per i Minorenni, provvedimenti temporaneamente limitativi della responsabilità genitoriale.

Occorrerà tuttavia riflettere su questi ulteriori aspetti, che nascono ora dal combinato disposto (A + C).
I genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e i tutori che, a seguito di contestazione da parte dell’azienda sanitaria locale territorialmente competente, NON provvedano, nel termine indicato nell’atto di contestazione, a far somministrare al minore il vaccino ovvero la prima dose del ciclo vaccinale, incorrono:
– nella imposizione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00
– nella segnalazione dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza.
Dallo stesso fatto dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale derivano pertanto 2 procedimenti distinti e separati.
Così disponendo però il Governo, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria in combinato disposto con la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, di cui agli artt. 1, comma 4 e 5, del D.L., viola il principio del ne bis in idem, che impone invece come, non solo una persona non deve essere punita due volte, ma anche che non deve subire un doppio procedimento per lo stesso fatto.
Pur nell’ambito del procedimento penale, la Corte ha affermato come tra “i diritti fondamentali, e costituzionalmente rilevanti, della persona …… non può non annoverarsi il «principio di civiltà giuridica, oltre che di generalissima applicazione» (ordinanza n. 150 del 1995) espresso dal divieto di bis in idem”, precisando poi “benché non riconosciuto espressamente dalla lettera della Costituzione, tale principio è infatti immanente alla funzione ordinante cui la Carta ha dato vita, perché non è compatibile con tale funzione dell’ordinamento giuridico una normativa nel cui ambito la medesima situazione giuridica possa divenire oggetto di statuizioni giurisdizionali in perpetuo divenire …. se così fosse, a essere violati sarebbero anche gli artt. 24 e 111 Cost., ai quali il principio del ne bis in idem va collegato in via generale (ordinanza n. 501 del 2000)”.
Da segnalare, infine, un recentissimo provvedimento della Corte europea diritti dell’uomo, Sentenza Simkus contro Lituania n. 41788/11, depositata il 13 giugno 2017, che va nella stessa direzione indicata dalla Corte.

Chiusa questa parentesi, la seconda pregiudiziale (B) non è comunque superata, e da essa si partirà dunque per illustrare i profili di incostituzionalità ravvisati nel Decreto Legge n. 73/2017.

(quest’articolo è la riproduzione dei contenuti del video a margine di Latina)

 

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

 

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