Legge n.119/2017 sull’obbligo vaccinale. Profili di incostituzionalità. 2

PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA LEGGE 31 LUGLIO 2017, N. 119, di conversione del D.L. 73/2017.

 

2) Violazione del diritto all’accesso al sistema educativo per l’infanzia.

La negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione della scuola dell’infanzia, in conseguenza della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.) implica la violazione dell’art. 34, 1° comma della Costituzione e il principio del bilanciamento dei diritti costituzionalmente rilevanti.

L’articolo 2, 2°co., lett. d), della Legge n. 53/2003 definisce il sistema educativo di istruzione e di formazione articolandolo così: “nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale“.

La scuola dell’infanzia, di durata triennale, che realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria fa parte integrante del sistema scolastico nazionale; tant’è che viene “assicurata la generalizzazione dell’offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell’infanzia” (art. 2, 2°co., lett. e, legge citata).

Di conseguenza, per la scuola materna, è possibile ravvisare il citato profilo di illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 34, 1°co. laddove, l’art. 3, 3°co. del D.L., qualora vi sia la scelta dei genitori di non sottoporre alle vaccinazioni obbligatorie il proprio figlio minore (scelta che riteniamo tutelata dal fondamentale diritto di libera autodeterminazione sui trattamenti sanitari), che quindi si concretizzi nell’omessa presentazione della documentazione richiesta all’art.3 del DL, costituisce motivo di diniego all’iscrizione del bambino/a alle scuole dell’infanzia.

Si tratta oltretutto di un caso in cui confliggono due ordini di diritti fondamentali: il diritto alla salute, da un lato, il diritto alla scuola, dall’altro.

Un po’ come per il “caso ILVA” nel quale la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 85/2013, ha affermato un importante principio: “la Costituzione italiana, come le altre Costituzioni democratiche e pluraliste contemporanee, richiede un continuo e vicendevole bilanciamento tra princìpi e diritti fondamentali, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi. La qualificazione come “primari” dei valori dell’ambiente e della salute significa pertanto che gli stessi non possono essere sacrificati ad altri interessi, ancorché costituzionalmente tutelati, non già che gli stessi siano posti alla sommità di un ordine gerarchico assoluto. Il punto di equilibrio, proprio perché dinamico e non prefissato in anticipo, deve essere valutato – dal legislatore nella statuizione delle norme e dal giudice delle leggi in sede di controllo – secondo criteri di proporzionalità e di ragionevolezza, tali da non consentire un sacrificio del loro nucleo essenziale“.
Il bilanciamento dei diritti costituzionalmente rilevanti, come delineato dal giudice delle leggi, quindi, non è stato affatto operato nella fattispecie.

 

3) Disparità di trattamento tra richiedenti l’iscrizione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole dell’obbligo.

La mancata effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie e quindi l’omessa presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle stesse (art. 3 D.L.) comporterà la sanzione della non iscrizione del bimbo/a ai servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia, mentre – in linea con il pur abrogato art. 47, 2°co., D.P.R. n. 1518/1967 – non comporterà il diniego all’ammissione per l’alunno/a degli “altri gradi d’istruzione” scolastica, ovvero, della scuola c.d. dell’obbligo.

E’ evidente, quindi, la disparità di trattamento tra i richiedenti l’iscrizione nelle scuole dell’infanzia e i richiedenti l’iscrizione alle scuole dell’obbligo.

Ciò a fronte della identica fattispecie della mancata effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie e della presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3 D.L.), quindi in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’articolo 3, 1°comma, della Costituzione.

L’articolo 3, 3°co., del D.L. diventa così il cuore del provvedimento sebbene la sanzione pecuniaria amministrativa sia stata sensibilmente ridotta (da 100 a 500 euro) rispetto alla versione originaria del DL (ante conversione).

Detta sanzione, tuttavia, in uno con il diniego di iscrizione alla scuole materne (o per l’infanzia) costituisce oggi la leva ed il deterrente per forzare l’ottemperanza della (più che) duplicata quantità di vaccinazioni rese obbligatorie.

Dallo stesso fatto della mancata presentazione della documentazione, quindi, discendono differenti trattamenti tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” e “gli altri gradi d’istruzione”, per lo stesso diritto fondamentale.

Si ravvisa perciò la violazione dell’art. 3, 1°comma, della Costituzione, anche in considerazione delle conclamate (ed inesistenti) esigenze di “straordinaria necessità ed urgenza”, che (qualora sussistenti, ancorché non palesate) sarebbero in contraddizione manifesta con la summenzionata disparità di trattamento prevista dall’art. 3, 3°co., del D.L.

Come se il “caso straordinario” si fermasse al termine della scuola materna, per poi rientrare nei ranghi dell’”ordinarietà” con l’esordio in prima elementare.

Si consideri, inoltre, che tale disparità, trattandosi di bambini/e che crescono, andranno paradossalmente a riguardare le stesse persone, in fasi differenti della loro vita e del loro ciclo scolastico.

L’evidente incongruità di tale disposizione, rispetto al fine che il legislatore dichiara di perseguire, induce a ritenere violato anche il principio di ragionevolezza della legge, così come elaborato nel corso degli anni dalla Corte Costituzionale.

 

4) Discriminazione tra i minori cittadini italiani e i “minori stranieri non accompagnati”.

L’articolo 1 del decreto-legge prevede, a seguito della sua conversione in legge, l’estensione della platea dei soggetti obbligati alle vaccinazioni, tanto che queste vengono imposte anche a tutti i “minori stranieri non accompagnati”.

A fronte della previsione esplicita della fascia d’età, compresa tra zero 16 anni, all’interno della quale è limitato l’obbligo della vaccinazione per i cittadini italiani, analoga limitazione non è prevista per i minori stranieri non accompagnati.

Da ciò consegue che per questi ultimi l’obbligo vaccinale è esteso dalla legge fino al compimento del 18° anno di età, cioè fino a quando permane lo status di minorenne .

Ciò in palese violazione al principio di eguaglianza e parità di trattamento tra i minori in condizioni eguali, quindi in violazione dell’articolo 3 della Costituzione nonché dell’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la quale ultima, per l’appunto, stabilisce il divieto di discriminazione.

A ciò si aggiunga che l’obbligo della somministrazione per i succitati minori stranieri non accompagnati non viene in alcun modo normativamente condizionato ad una verifica di eventuali previe somministrazioni di vaccini sugli stessi nei paesi di origine o della intervenuta loro immunizzazione per via naturale al momento della inoculazione dei vaccini obbligatori.

È chiaro, infatti, che in tal caso, a differenza di quanto avviene per i minorenni cittadini italiani, è obiettivamente ben più difficile – se non impossibile – avere alcuna certezza in merito, se non si provvede a sottoporre ciascuno dei minori stranieri non accompagnati a specifiche analisi preventive, che la legge comunque non contempla affatto.

 

5) Assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge ai sensi dell’art.77 Cost.

E’ evidente l’assenza dei presupposti legittimanti l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge così come indicati dall’art. 77, 2° comma, della Costituzione.

Il Governo non ha mai indicato quale fosse lo stato di necessità ed urgenza che ne legittimava l’adozione.

Erano trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, dichiarava di aver approvato il Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso D.L. veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno.

Invero già dalle premesse del Dl veniva in realtà palesata l’insussistenza dei requisiti d’urgenza, tant’è che si faceva riferimento a:
– “la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale”;
– di ritenere altresì “necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea”.

Tale ultimo inciso conferma l’insussistenza di alcuna situazione emergenziale, visto che il DL piuttosto sembra dare attuazione ad “accordi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese al “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto-legge stesso.

Oltretutto non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.

Di fatto non può non considerarsi che nel settembre 2014, a Washington (USA), il ministro della sanità Lorenzin, unitamente all’allora rappresentante dell’AIFA (agenzia italiana per il farmaco) partecipavano al Global Health Security Agenda (G.H.S.A.), nell’ambito del quale il nostro paese “riceveva l’incarico” di guidare nei prossimi cinque anni a livello mondiale le strategie e le campagne vaccinali (cfr. comunicato stampa n. 387 del 29.9.2014 AIFA).

In conclusione, l’art. 77, 2°comma, Costituzione facoltizza il Governo ad adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, in casi straordinari di necessità ed urgenza. Il Governo non indica nelle premesse del suo decreto quale sia lo “stato di necessità” (cui va ricondotto il sistema del decreto-legge, secondo la relazione del Presidente della Commissione della Costituzione, On. Ruini, nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947), cui far fronte, rendendo peraltro impossibile anche il successivo sindacato sulla sussistenza effettiva dei caratteri di necessità ed urgenza.

Dal provvedimento del Governo pertanto non emerge alcuna indicazione circa l’effettiva sussistenza di una diffusione della/e malattia/e “quale fatto che, secondo il diritto vivente, giustifica l’ordine sanitario ai genitori di sottoporre i figli a vaccinazione” (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/1983).

Vengono pertanto a mancare i presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, Costituzione.

 

6) Violazione delle attribuzioni riconosciute dalla Costituzione alle regioni ordinarie nonché alle regioni a statuto speciale in ordine alla materia della salute e della sanità pubblica.

L’articolato normativo in commento si appalesa illegittimo anche per la evidente violazione dell’assetto costituzionale delle attribuzioni in materia legislativa riconosciuta in via concorrente allo Stato e alle Regioni dall’articolo 117, comma 3°, della Costituzione, sulla materia della salute pubblica.

 

7) Illegittimità del “litisconsorzio necessario” nei confronti dell’AIFA nei giudizi risarcitori.

La legge in commento nella sua versione modificata in sede di conversione opera una illegittima interferenza, per mezzo delle previsioni contenute nell’articolo 5-bis del Dl, sulle norme processual-civilistiche.

Ciò nella parte in cui detta norma contempla l’obbligo del “litisconsorzio necessario” dell’AIFA (agenzia nazionale per il farmaco) in tutti giudizi aventi ad oggetto la domanda di ristoro dei danni formulate nei confronti dello Stato dai cittadini per le lesioni permanenti da questi (o dai loro figli) subite in conseguenza delle vaccinazioni.

La previsione commento non ha alcun senso logico oltre che giuridico atteso che l’AIFA, in forza di elementari quanto fondamentali principi dell’ordinamento civile e processuale, che trovano nell’art.24 della Costituzione il proprio caposaldo, non potrebbe esser ritenuta una “parte processuale” in senso tecnico nei giudizi in questione, atteso che la stessa non ha (e non potrebbe avere, in considerazione dei suoi compiti istituzionali) alcun “interesse giuridicamente e processualmente rilevante” nell’ambito delle cause aventi ad oggetto le domande di “risarcimento dei danni” da vaccino.

Non non è dato comprendere, quindi, quale possa essere l’interesse giuridico-processuale di cui l’agenzia per il farmaco dovrebbe farsi portatrice negli innumerevoli giudizi che continueranno certamente ad aver luogo in futuro – temiamo in misura maggiore rispetto al passato – innanzi all’Autorità Giudiziaria Ordinaria della Repubblica.

La citata norma quindi interferisce del tutto illegittimamente con i principi e le regole del processo civile, ed anche con il buon funzionamento della giustizia oltre con la regola fondamentale di cui all’articolo 24 della Costituzione rispetto al quale quindi la norma ora commentata deve ritenersi posta in violazione.

 

8) Sulla previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità.

La previsione inserita in sede di conversione sulla equa indennità a carico dello Stato per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile lesione causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni, fa superare il profilo di illegittimità costituzionale previamente sollevato dal gruppo di giuristi per l’azione popolare nel precedente documento, anche se restano gravi le perplessità rispetto all’entità della dotazione finanziaria della legge stessa, tenuto conto che è possibile che l’aumento esponenziale delle vaccinazioni obbligatorie comporterà un aumento dei casi di effetti collaterali subiti dai cittadini e conseguentemente anche del contenzioso in materia, innanzi ai Tribunali italiani.

 

Roma, 01 agosto 2017

“Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”
Giuristi per l’Azione Popolare

Avv. Stefano Stefàno (coordinatore gruppo di lavoro)
Avv. Giovanni Crosta
Avv. Fausto Gianelli
Avv. Mirella Manera
Avv. Damiano Marinelli
Avv. Francesco Scifo

 

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