Principio di Eguaglianza (Art. 3 Cost.), in generale: Eguaglianza formale e sostanziale

PRINCIPIO di EGUAGLIANZA

Il principio di Eguaglianza è uno dei Principi Fondamentali del Nostro Ordinamento ed è stabilito, come noto, dall’art. 3 della Costituzione.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

L’Eguaglianza è un po’ come una medaglia; la prima faccia è costituita dall’eguaglianza formale (comma 1), la seconda, dalla eguaglianza sostanziale (comma 2): ma la moneta è unica ed indissolubile.

EGUAGLIANZA FORMALE

Dinanzi alla Legge – quindi all’interno del Nostro ordinamento giuridico, ovvero nella disciplina di qualsiasi rapporto (diritto positivo) – tutti i cittadini sono eguali.

Questo perché – ancor prima ed al di fuori dell’ordinamento giuridico (diritto naturale) – venne riconosciuta in Assemblea Costituente la preesistenza della loro pari dignità sociale.

Con questa affermazione “in positivo”, tuttavia, l’eguaglianza formale per valorizzarsi e completarsi aveva, e continua ad avere bisogno, anche di una prescrizione esplicita “in negativo”: il divieto di discriminazione, sulla base di un catalogo che individua e rappresenta quelli che – all’epoca, ma anche per i giorni nostri – costituiscono storicamente i sei principali pretesti per darvi origine ed ove il sesso figura al primo posto.

Il principio di Eguaglianza formale (comma 1) – prima parte della medaglia – impone che la legge deve regolare in maniera uguale situazioni uguali;difatti “la giurisprudenza di questa Corte è costante nel senso che il principio di eguaglianza è violato anche quando la legge, senza un ragionevole motivo, faccia un trattamento diverso ai cittadini che si trovino in eguali situazioni” (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza n. 15/1960) e, da allora, tale principio è stato mantenuto costante.

Ma impone anche che la stessa legge deve regolare in maniera diversa razionalmente situazioni diverse, con la conseguenza che la disparità di trattamento può trovare giustificazione nella diversità delle situazioni disciplinate (c.d. “principio di ragionevolezza”).

In poche parole, il principio di Eguaglianza formale non impone di trattare meccanicamente tutti nello stesso modo, troppo facile, ma richiede di esaminare il dato di partenza: in situazioni uguali, tutti devono essere trattati in maniera uguale; in caso di diversità di fatto, invece, è possibile la disparità di trattamento normativo, al fine di correggere la distorsione e riequilibrare i “piatti della bilancia” (cfr., da ultimo, Corte Costituzionale, Sentenza n. 194/2018).

Fondamentale a questo punto sarà allora, per il giudizio di costituzionalità in funzione dei predetti principi di eguaglianza e ragionevolezza, la base di partenza, cioè “la valutazione della rilevanza delle diversità di situazioni in cui si trovano i soggetti dei rapporti da regolare” (cfr., ab antiquo, Corte Costituzionale, Sentenza n. 3/1957).

In conclusione, “il principio di Eguaglianza formale è violato non solo dalla ingiustificata differenziazione di situazioni eguali, ma anche dal trattamento eguale di situazioni differenti” (cfr. “Nel segno della Costituzione”, L. Carlassare, Feltrinelli, 2012, pag. 45).

EGUAGLIANZA SOSTANZIALE

Vediamo ora l’altra faccia della stessa medaglia: l’eguaglianza sostanziale (comma 2); stabilita l’eguaglianza formale, la Costituzione del 1948 non si ferma qui e fa un passo in più, in avanti, importante.

Questo.

Riconosce che quella stessa eguaglianza formale del comma 1 (e con essa la libertà) è limitata da ostacoli di ordine economico e sociale, di fatto, nella realtà concreta: poiché è alla persona concreta e non all’individuo astratto che guarda la Nostra Carta.

Pertanto, impone – questo è il passaggio importante, non scontato e rivoluzionario per le costituzioni dell’epoca – alla Repubblica di rimuoverli per realizzare il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese altrimenti impedito dal persistere di quegli ostacoli.

Hanno ingresso così nel Nostro ordinamento i Diritti Sociali, c.d. “a prestazione” da parte dello Stato, o, meglio, diritti ad ottenere prestazioni pubbliche erogate dallo Stato per soddisfare quelle esigenze di vita che diano concretezza alla riconosciuta preesistente dignità della persona, in modo naturalmente paritario.

Si tratta di una disposizione di programma e direttiva, volta ad orientare l’azione dei pubblici poteri in vista di una trasformazione materiale della realtà: con essa si guarda al futuro.

Insomma, il principio di eguaglianza sostanziale è il tratto distintivo e caratterizzante della Costituzione repubblicana italiana, la password (chiave di lettura) essenziale della Costituzione.

La sentenza n. 109/1993 chiarisce bene questi concetti, laddove afferma che «le azioni “positive” costituiscono il principale strumento a disposizione del legislatore per attuare il dovere – che l’art. 3, comma secondo, Cost. assegna alla Repubblica – di assicurare uno statuto effettivo di pari opportunità di inserimento sociale, economico e politico a categorie di persone socialmente svantaggiate, fondamentalmente quelle riconducibili ai divieti di discriminazione espressi nel primo comma dello stesso art. 3 (sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali); dette “azioni positive” – in quanto dirette ad equilibrare situazioni di sostanziale disparità di condizioni – comportano l’adozione di discipline giuridiche differenziate a favore delle categorie sociali svantaggiate, anche in deroga al generale principio di formale parità di trattamento stabilito nell’art. 3, comma primo, Cost., pur esigendo uniforme attuazione su tutto il territorio nazionale, potendo altrimenti trasformarsi in fattori aggiuntivi di disparità di trattamento».

Nel prossimo articolo, vedremo come si è declinato attraverso le pronunce della Corte Costituzionale il principio di Eguaglianza, sia formale che sostanziale, in riferimento particolare alla Donna ed al rapporto con l’altro sesso.

(Avv. Stefano Stefàno)

 

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

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