REFERENDUM COSTITUZIONALE del 20 e 21 settembre (2). Art. 138 Cost. Revisione costituzionale. Non è un referendum “confermativo”!

Un po’ tutti i giornali vano affermando da giorni che il Referendum costituzionale del 20 e 21 settembre prossimi è un referendum “confermativo”, suffragando questa affermazione con il fatto che la “legge costituzionale” sulla quale andremo a pronunciarci è stata approvata con maggioranze schiaccianti (qualcuno parla addirittura del 92%)!

Le cose non stanno così, non è vero! Basterebbe leggere la G.U. n. 240 del 12.10.2019 che parla innanzitutto di “Testo di legge costituzionale” (dunque non c’è ancora una “Legge costituzionale”, se le parole hanno un senso) e subito dopo e prima del testo di legge, avverte:

Il testo della legge costituzionale e' stato approvato  dal  Senato
della Repubblica, in seconda votazione, con la  maggioranza  assoluta
dei suoi componenti, nella seduta dell'11 luglio 2019, e dalla Camera
dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza dei due  terzi
dei suoi componenti, nella seduta dell'8 ottobre 2019.

Mi sa che per capire cosa andremo a fare, bisogna prima comprendere il procedimento di revisione (non riforma) costituzionale!

Il procedimento di revisione costituzionale disciplinato dall’art. 138 é inserito nel Titolo VI, dedicato alle garanzie costituzionali, unitamente alla disciplina degli organi di giustizia costituzionale.
Con tale sistemazione, il Costituente volle richiamare, in particolare, il carattere di subordinazione delle norme di revisione, rispetto a quelle della Costituzione.
Nonché, la funzione di conservazione piuttosto che quella di mutamento compiuta dalla revisione.
La previsione, la normazione ed infine la disciplina di una apposita istanza di revisione, per ciò solo, viene ad assumere funzione di garanzia, perché sottrae al grado inferiore ogni possibilità di invadere la competenza del grado superiore.
E come se il Costituente avesse detto: in futuro, potrai revisionare il testo costituzionale, sicuramente (ma, vedi l’art. 139), però lo dovrai fare secondo le regole procedurali che ora Ti sto dettando, stabilendo così pure la gerarchia nelle fonti legislative.
Com’è questa procedura di revisione.
In realtà, l’art. 138 ne delinea due, distinte.
L’elemento differenziale é dato dalla esclusione dell’intervento popolare, qualora la deliberazione avvenga alla fine con la maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera.
Non é il nostro caso attuale; il che significa che non c’è stato alcun 92%!
La duplice deliberazione sulla proposta di revisione, pubblicata nella G.U. n. 240 del 12.10.2019, come letto, non é stata adottata con quella maggioranza al Senato.
Richiedendo pertanto la fase dell’intervento popolare, eventuale.
La proposta di revisione, in tal caso, dopo la seconda approvazione del Parlamento, non perde il carattere di progetto è quindi non viene sottoposta alla promulgazione del Capo dello Stato.
Viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale al solo fine di rendere conoscibile il testo del progetto, così da rendere possibile una decisione circa l’opportunità dell’iniziativa del referendum popolare.
Per un tempo limitato, ovviamente: tre mesi.
Se in questo spazio temporale, non viene avanzata alcuna richiesta di referendum, il progetto approvato e pubblicato in G.U. diventa legge costituzionale; la mancata richiesta referendaria viene ad assumere, implicitamente, pertanto, una portata “confermativa” (se proprio si vuole assumere quella aggettivazione): nessuno, nè 1/5 dei membri di una camera, nè 500.000 elettori, nè 5 Consigli regionali ha richiesto il referendum, vuol dire che il testo di legge costituzionale va bene così.
Diversamente, ovvero se viene domandato che si proceda al referendum popolare, ha luogo il richiesto referendum, che viene ad assumere pertanto (se proprio si vuole assumere una aggettivazione) una portata “oppositiva”.

Nel caso attuale, l’istanza è stata avanzata da 1/5 dei membri di una camera (il Senato della Repubblica) e la Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato la richiesta di referendum conforme all’art. 138 Cost.
In tal caso – questo punto è fondamentale – l’intervento popolare, comportando l’aggiunta del consenso di un terzo organo, Noi cittadini, assume valore di elemento formativo esplicito per la perfezione della legge costituzionale, e non già di mera condizione di efficacia (come sottolinea C.Mortati in “Istituzioni di Diritto Pubblico”1976; testo di riferimento per la redazione di questo articolo, cfr.pagg. 1223 e segg.).
A questo punto, dovrebbe essere chiara l’importanza del prossimo referendum popolare, parte del procedimento di revisione e privilegio concessoci esclusivamente dal Costituente originario come forma di garanzia costituzionale; un plus che non può essere ristretto, limitato e diminuito ad una mera facoltà di conferma (si conferma solo qualcosa che già esiste!)

Noi cittadini dobbiamo essere consapevoli, insomma, che – al meno in questa occasione – ci viene conferita (dall’originario costituente) una forza ed un potere stra/ordinario: usiamoli al massimo, con la migliore consapevolezza e la maggiore informazione, rispedendo al mittente tutti i tentativi di manipolarci; che partono dal linguaggio, come sempre: già, perché parlare di un referendum “confermativo”(che non esiste in Costituzione), come se ci fosse già qualcosa di positivo, di perfezionato, di definito (quale sarebbe di grazia il numero della legge costituzionale?); mentre si sta trattando con tutta evidenza di un processo di formazione legislativa costituzionale, cui siamo parte tutti Noi cittadini, con la facoltà di approvare o respingere il testo di legge?

Avvocato Stefano Stefàno

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

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