REFERENDUM COSTITUZIONALE del 20 e 21 settembre (3). Analisi testo di legge costituzionale e lavori dell’Assemblea Costituente.

Dopo aver verificato che nell’art. 138 Cost. non vi è menzione alcuna di c.d. “referendum confermativi”; il terzo appuntamento sul Referendum Costituzionale del 20/21 settembre 2020 tratterà della disamina degli articoli del testo di legge di REVISIONE Costituzionale, che saranno sottoposti ex art. 138 Cost. alla Nostra facoltà di approvarla (o respingerla). Partendo dai lavori dell’Assemblea Costituente.

In Gazzetta Ufficiale il testo di legge costituzionale sottoposto a referendum è così “etichettato”: testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari»

Siamo dunque nella Parte II “Ordinamento della Repubblica”, Titolo I “Il Parlamento”, Sezione I “Le Camere”, che inizia con l’articolo 55 [vedi Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo I, Sezione I (Artt. 55-69)]; già la collocazione degli articoli impone un plus di riflessione: siamo davanti ai primissimi articoli della Parte Seconda della Costituzione, i più importanti sul versante dell’esercizio della sovranità popolare. 

L’articolo 56 ha per oggetto l’elezione della Camera dei Deputati, il 57 quella del Senato della Repubblica, il 59 attiene invece alla nomina dei senatori a vita.

L’Assemblea Costituente approvò questi articoli nelle sedute del 23 settembre 1947 (56); 24 e 25 settembre 1947, 7 ed 8 ottobre 1947 (57); 24 settembre 1947, 8 e 9 ottobre 1947 (59).

Va subito precisato che il testo originario degli artt. 56 e 57 venne revisionato prima con la legge costituzionale 9.2.1963, n. 2, recante «Modificazioni agli artt. 56, 57 e 60 della Costituzione» e poi con la legge costituzionale 23.1.2001, n. 1, recante «Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero».

La differenza fondamentale è costituita dal fatto che i nuovi artt. 56 e 57 eliminarono, nel 1963, i quorum di 80.000 elettori per deputato e di 250.000 elettori per senatore originariamente stabiliti nell’Assemblea Costituente, stabilendo invece un numero fisso di deputati (630) e di senatori (315).

Ciò fu reso necessario, all’epoca (eravamo nel pieno boom demografico), dalla necessità di arginare in prospettiva l’effetto che il continuo (ed allora, si pensava, progressivo) aumento della popolazione stava portando nell’accrescere proporzionalmente il numero dei parlamentari; di fatto, tuttavia, il numero dei deputati crebbe da i 623 della III Legislatura (1958/1963) ai 630 appunto della IV Legislatura (1963/1968); quello dei senatori dai 279 della III a 315 della IV.

La circostanza che in Assemblea Costituente furono stabiliti delle proporzioni tra eletti ed elettori, indica chiaramente come in quella sede il principio che si volle salvaguardare fosse quello della rappresentanza e l’unica discussione si svolse sulla individuazione del quorum più congruo.

Per la Camera, ad esempio, in Assemblea il progetto arrivò col quorum di 100.000, ci fu chi propose quello di 150.000, ma infine la discussione giunse a ridurlo ad 80.000; questa la dichiarazione di voto di Togliatti, sull’art.56:”il nostro Gruppo parlamentare voterà per la cifra più bassa. Per 2 motivi. In primo luogo, perchè una cifra toppo alta distacca troppo l’eletto dall’elettore. In secondo luogo, perchè l’eletto, distaccandosi dall’elettore, acquista soltanto la figura di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti. Avremo una Camera che oscillerà intorno ai 550 deputati. Mi pare che sia poco male” (cfr. verbale seduta 23.9.1947, pag. 437).

Ma il principio della salvaguardia della rappresentanza trovò la sua massima espressione nelle parole del Presidente dell’Assemblea Costituente, Terracini, che precisò come “quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitare il numero dei componenti“, in contrasto con la linea liberale, espressa da Einaudi, che sosteneva invece come “non occorre che i legislatori siano tanti .. poichè…più si aumenatno le Assemblee di numero più si rendono inefficaci“.

Ma, nonostante questo autorevole sostegno, la linea LIBERALE della supremazia del principio dell’efficacia su quello della rappresentanza uscì sconfitta dalla discussione, e non solo su questo articolo (per esempio, anche sull’art.81).

Già, perché i lavori della Assemblea Costituente non furono tutti “rose e fiori” ed in quell’anno e mezzo si scontrarono, qua e là, due linee fondamentali: principio lavoristico versus neo-liberismo (si, proprio così: “neo-liberismo”, già nel ’47; i liberisti hanno sempre conservato questa capacità di autoproclamarsi “neo”, per fingersi freschi, giovani e belli), con l’affermazione netta del primo principio.

Insomma, nel 1947 il “neo-liberismo” era considerato superato ed i suoi principi non trovarono molto riscontro nella Nostra Costituzione, come proprio gli articoli 56 e 57, insieme all’articolo 81, dimostrano.

Ma il già vecchio “neo-liberismo”, uscito sconfitto dall’Assemblea Costituente, ha avuto pazienza, ha lavorato per costruire migliori presupposti per la sua affermazione e così dopo 65/70 anni è resuscitato; Einaudi – o meglio il suo pensiero – si è preso la sua bella rivincita, prima con la revisione dell’art.81, ora con quella possibile degli artt. 56 e 57, in nome della c.d.”efficacia”: storicamente, questo processo si chiama REAZIONARIO.

L’attuale testo di legge costituzionale sottoposto a referendum propone di ridurre il numero dei deputati da 630 a 400 (art.1) e quello dei senatori da 315 a 200 (art.2), con la conseguente riduzione del numero degli eletti nella circoscrizione Estero: un taglio del 36,5%!

A tal proposito occorre rilevare che il Testo di legge di Revisione del 18.11.2005 e sottoposto al referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, anch’esso di questi aspetti, stabilendo, con l’art. 2, che:

La Camera dei deputati e' composta da cinquecentodiciotto deputati
elettivi,  diciotto  dei  quali eletti nella circoscrizione Estero, e
dai deputati a vita di cui all'articolo 59.

mentre all’art. 3 proponeva che:

Il    Senato    federale   della   Repubblica   e'   composto   da
duecentocinquantadue    senatori    eletti    in   ciascuna   Regione
contestualmente  all'elezione  del  rispettivo  Consiglio regionale o
Assemblea  regionale  e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol,
dei Consigli delle Province autonome.

Nè va sottaciuto che anche l’altro Testo di legge di Revisione del 15.4.2016 e sottoposto al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, indicando già in rubrica, tra l’altro: “Disposizioni per ….. la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni,……” si occupò, di questi aspetti, stabilendo, sempre con l’art. 2: 

Il  Senato  della  Repubblica   e'   composto   da
novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali
e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della
Repubblica. 

La prima cosa da osservare è pertanto una certa similitudine con i precedenti testi di legge di revisione; solo che col referendum costituzionale del 2006 la proposta era una riduzione del numero dei parlamentari pari al  17,7 % alla Camera e 20% al Senato; mentre col referendum costituzionale del 2016 la proposta era una riduzione sì del solo numero dei senatori, pari al  70 %, ma che rapportata al numero complessivo dei parlamentari (630+315), dava una percentuale del taglio complessivo pari al 23,2 %!

Pertanto, occorre rilevare che:

a) la proposta attuale di “riduzione del numero dei parlamentari” non è affatto nuova, essendo come visto presente nei due ultimi testi di legge di revisione costituzionale, che, sottoposti ai rerefendum popolari del 2006 e 2016, sono stati sonoramente respinti da Noi tutti cittadini;

b) benché quei testi di legge di revisione costituzionale siano stati sonoramente respinti da Noi tutti cittadini, ora si propone un nuovo testo di legge che addirittura va oltre le proposte di Berlusconi (2006) e Renzi (2016), aumentando la “riduzione del numero dei parlamentari” con un taglio del 36,5%, a fronte del 17,7/20% del primo e del 23,2% del secondo!

Probabilmente, gli estensori di questo nuovo testo di legge di revisione ritengono che la bocciatura nelle due precedenti consultazioni referendarie sia dovuta semplicemente al fatto che Berlusconi e Renzi osarono troppo poco ed ora cercano di porre rimedio raddoppiando il “taglio”!

Chi scrive crede invece che in quelle due precedenti consultazioni referendarie i cittadini si espressero, sul punto, per ribadire e, questa volta sì, CONFERMARE il principio della salvaguardia della rappresentanza, autorevolmente espresso dalle parole del Presidente dell’Assemblea Costituente, Terracini – ed ancor prima Segretario della Giunta provvisoria di Governo della Repubblica Libera Partigiana dell’Ossola – che qui piace ripetere “quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitare il numero dei componenti“.

La lungimiranza di questo pensiero è vieppiù esplicitata, a contrario, se solo si dà un occhio del “Piano di rinascita democratica”, noto anche come Programma della P2 del Grande Venerabile Licio Gelli: un documento reazionario.

Cosa c’era in questo “Piano”. Per esempio: “a3) Ordinamento del Parlamento I. Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori.

Del resto, fu proprio il suo autore in persona, Licio, che, poco prima di morire, in un’intervista al Fatto Quotidiano del 2014, ebbe a dire: “Per quanto riguarda Palazzo Madama, mi fa piacere pensare che, nonostante tutti mi abbiano vituperato, sotto sotto mi considerano un lungimirante propositore di leggi“.

Un altro passo avanti nella corsa al “cambiamento” (+ efficenza, perbacco – rappresentanza) o un passo indietro sul terreno della democrazia?

Avvocato Stefano Stefàno

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

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