LA PRONUNCIA GIUDIZIALE DI ADDEBITO NELLA SEPARAZIONE (in Particolare, FEDELTA’ e COABITAZIONE)

Codice Civile. Libro Primo (delle Persone e della Famiglia). Titolo VI (del Matrimonio). Capo IV (dei Diritti e dei Doveri che nascono dal Matrimonio).

Da qui dobbiamo partire per capire bene quale sia il fondamento della pronuncia giudiziale di addebito nella separazione, e più precisamente dal primo articolo del Capo IV, l’articolo 143.

In questo articolo del Codice Civile, che intanto stabilisce il principio dei diritti e doveri reciproci dei coniugi, vengono indicati infatti gli obblighi reciproci che dal matrimonio derivano.

Elenchiamoli, nello stesso ordine: 1) obbligo alla fedeltà; 2) obbligo all’assistenza morale e materiale; 3) obbligo alla collaborazione nell’interesse della famiglia; 4) obbligo alla coabitazione; 5) obbligo a contribuire ai bisogni della famiglia.2) obbligo all’assistenza morale e materiale; 3) obbligo alla collaborazione nell’interesse della famiglia; 4) obbligo alla coabitazione; 5) obbligo a contribuire ai bisogni della famiglia.

Intanto, occorre rilevare come questi obblighi siano inderogabili, in quanto posti a presidio, tutela e garanzia dell’unità familiare, in applicazione del principio costituzionale fissato con l’articolo 29, 2°comma, Cost.

Inoltre, occorre anche evidenziare come tutti questi obblighi siano reciproci, traducendo così il principio costituzionale della eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, indicato anch’esso nel predetto articolo 29, a sua volta inscritto nel superiore principio di eguaglianza formale e sostanziale (art. 3 Cost.), cardine della Nostra Carta.

Prima di concludere questa prima parte riguardante la contestualizzazione delle norme che sovraintendono alla pronuncia giudiziale di addebito nella separazione, è necessario rilevare come ciò che adesso sembra normale (il principio di reciprocità tra coniugi, articolazione del superiore principio costituzionale di eguaglianza) o addirittura scontato, tale non fosse sino al 1975, anno in cui fu introdotta la “riforma del diritto di famiglia”; fino ad allora, i principi costituzionali non erano stati applicati e continuava ad essere affermato il principio della “potestà maritale”, stabilito in origine dal legislatore del 1942!

Quali sono allora i presupposti della pronuncia giudiziale di addebito nella separazione?

Intanto, l’accertamento della violazione oggettiva di almeno uno di quegli obblighi indicati dall’art. 143 C.C.

Il primo fatto da provare processualmente sarà pertanto il comportamento inadempiente di uno dei coniugi (o, anche, di entrambi) ad almeno uno degli obblighi indicato dall’art. 143 c.c.: 1) alla fedeltà; 2) all’assistenza morale e materiale; 3) alla collaborazione nell’interesse della famiglia; 4) alla coabitazione; 5) a contribuire ai bisogni della famiglia.

Tale comportamento dovrà essere oggettivamente contrario ai valori sui quali la Costituzione fonda il matrimonio, anche laddovve soggettivamente l’opinone dell’inadempiente risultasse conforme alla propria etica personale o visione religiosa.

Ma per la pronuncia giudiziale di addebito nella separazione, l’accertamento del comportamento inadempiente è necessario, ma non sufficiente, richiedendo anche un plus; qual’è?

Il secondo fatto da provare processualmente consiste nell’accertamento di un nesso di causalità tra il comportamento inadempiente addebitato (volontario e consapevole) ed il determinarsi della crisi coniugale, tale da rendere intollerabile il proseguimento della convivenza.

Come si verifica allora questa intollerabilità?

Attraverso una indagine complessiva e comparativa della condotta di entrambi i coniugi, in modo dialettico e non unilaterale, al fine di verificare, per esempio, eventuali giustificazioni nei fatti posti in essere dall’altro coniuge, o, più complessivamente, la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Con una eccezione, la predetta indagine non sarà necessaria, laddove venga accertata un’aggressione da parte di uno dei due coniugi ai diritti fondamentali e costituzionalmente protetti dell’altro (integrità fisica o morale, dignità).

Pertanto, al di là di questa eccezione, in assenza del raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri del matrimonio tenuto da uno dei coniugi – o da entrambi – sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza coniugale, la pronuncia giudiziale sarà senza addebito.

Questo significa che:

  • la parte che richiede l’addebito avrà l’onere di provare: a) la condotta tenuta dall’altro coniuge; b) la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza;
  • la parte che eccepisce la domanda di addebito: l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata sua violazione.

Precisati così quali sono i presupposti della pronuncia giudiziale di addebito nella separazione, in generale, esaminiamo allora i casi, nello specifico, del comportamento inadempiente di uno dei coniugi (o, anche, di entrambi) all’obbligo di fedeltà ed a quello di coabitazione.

Obbligo di Coabitazione.

E’ principio consolidato in giurisprudenza che il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto conduce all’impossibilitò della convivenza; salvo che si provi – come visto nei profili generali – che: a) l’abbandono sia stato determinato dall’altro coniuge; oppure b) l’abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata ed in conseguenza di tale fatto.

Obbligo di Fedeltà.

Qui, intanto, occorre precisare che l’obbligo di fedeltà non è più circoscritto alla sfera sessuale, risultando tale ambito troppo riduttivo.

Va poi rilevato come la fedeltà non sia più un valore con natura pubblicista, dove il bene tutelato era il decoro, il prestigio, conducendo pertanto la sua violazione alla configurazione di reati penali, quali l’adulterio (dove il bene tutelato era solo ed esclusivamente però quello del marito “tradito”) o il concubinato.

In applicazione dei principi costituzionali, l’obbligo di fedeltà è ora “semplicemente” un dovere coniugale, il primo!

Esso consiste allora nella reciproca dedizione e lealtà, che si traduce nel non tradire la fiducia reciproca, rinunciando, se necessario, alla scelte personali per il bene superiore del vincolo coniugale.

In questa collocazione, l’ambito sessuale è solo un’articolazione di quella lesione, sicuramente la principale, ma non l’unica.

Pertanto, la violazione dell’obbligo di fedeltà può essere rilevata anche in assenza di prove su una relazione sessuale extra coniugale, essendo sufficiente l’accertamento di condotte che tradiscano al dedizione, la lealtà, la fiducia reciproca, ferendo la sensibilità e la dignità dell’altro coniuge.

Avvocato Stefano Stefàno

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

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